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Mollicone, la verità nella pen drive di Tuzi. Ricostruiti i movimenti in caserma

Arce

Magari è un dettaglio senza importanza, magari no. Un fatto è certo: il giudice Angelo Valerio Lanna, disponendo la proroga delle indagini sull’omicidio di Serena Mollicone, ha indicato come primo punto da approfondire il seguente: «La nuova ricostruzione dei movimenti della famiglia Mottola il giorno del delitto, eventualmente mediante nuova assunzione di sommarie informazioni (da parte delle persone già ascoltate e da parte di qualsivoglia altro soggetto) e comparazione tra le varie dichiarazioni, onde vagliare eventuali discrasie (anche magari mediante confronti)».

Quel giorno, il 1 giugno del 2001, ad esempio, cosa accadde nella caserma dei carabinieri di Arce? È un fatto ormai dato per acclarato che Serena si presentò in caserma intorno alle 11.30e chiese di raggiungere l’alloggio dei Mottola. Nessuno la vide uscire. A fare il piantone c’era Santino Tuzi che riferì quel particolare alla Procura soltanto sette anni dopo. Il brigadiere al magistrato raccontò che citofonò all’abitazione del maresciallo Mottola ottenendo l’ordine, non si sa se dal padre o dal figlio, di lasciare passare la ragazza. Il brigadiere forse sapeva altro. Forse quello che era accaduto quel giorno doveva assillarlo. Tre giorni dopo essere stato ascoltato in Procura e con l’impegno di essere risentito con un confronto con il maresciallo Mottola, Tuzi si tolse la vita.

Tra gli effetti ritrovati nella sua auto del brigadiere c’era anche una pen drive dentro cui era conservata la relazione di servizio (richiesta nel 2007 dal maresciallo Evangelista subentrato a Mottola) del collega Francesco Suprano, dal giorno della scomparsa di Serena al 9 giugno. Ebbene nella relazione Suprano scrive che il 1 giugno 2001, insieme a Mottola, aveva effettuato un servizio di pattugliamento dalle 13.30 alle 14.30. Rientrati in caserma, Mottola raggiunse il suo alloggio. Suprano, rimasto in servizio fino alle 20.30, scrive di non ricordare se Mottola fece ritorno o meno in caserma. C’è dunque un buco, almeno nella relazione di servizio, per un lasso di tempo importante. Quel giorno accadde un’altra cosa: Tuzi prese servizio al posto di Suprano con due ore di anticipo, alle 20 invece che alle 22. Il brigadiere, scrive sempre Suprano nel rapporto, disse che aveva litigato con la moglie e preferiva stare in caserma piuttosto che a casa.

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