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Martedì 06 Dicembre 2016

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Inferno al S. Scolastica: pazienti in attesa per ore e personale insufficiente

Il pronto soccorso del Santa Scolastica di Cassino

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Inferno al S. Scolastica: pazienti in attesa per ore e personale insufficiente

Cassino

Dovrebbero trattare solo casi particolarmente gravi, invece accolgono ogni anno migliaia di utenti. Una mole enorme di pazienti che ne sta mettendo a dura prova la tenuta e la capacità di offrire un servizio all’altezza della situazione. I tagli ai posti letto e al personale, l’incapacità dei medici di base a fare da filtro e la nostra crescente ipocondria hanno fatto dei reparti d’urgenza la vera trincea del nostro sistema sanitario.

Il Pronto soccorso del Santa Scolastica non va, non c’è un giorno che la sala d’attesa non si riempia di persone che aspettano per ore, tanti i codici verdi, ma spesso i pazienti lamentano una errata valutazione del dolore manifestato. Anche per chi arriva in ambulanza a volte l’attesa nella corsia del Pronto soccorso in barella può arrivare ad ore, come nel caso della signora che questa estate fu trasportata ad ora di pranzo e lasciata su un lettino fino quasi a mezzanotte senza ricevere cure né una parola finché le figlie non decisero di portarla via.

Il personale sanitario non basta, i tagli ci sono, ma i pazienti e i loro familiari vengono trattati spesso male a causa di frustrazioni legate alla scarsità delle risorse. «Sta a chi dirige la responsabilità di coordinare. Quando c’è poco personale o non ci sono i mezzi chi gestisce deve ottimizzare e rendere efficiente quello che c’è. Non si può aspettare ore per un triage perché magari c’è qualcuno che si prende qualche pausa di troppo - ha tuonato ieri un cittadino in attesa che un parente venisse visitato - E questa storia si ripete ogni giorno. Certo c’è chi il suo lavoro lo fa bene, ma poi per questo atteggiamento di qualcuno ci rimettono tutti».

Alcuni pomeriggi fa l’ennesimo dramma di due genitori che hanno aspettato per oltre quattro ore che lo loro bambina di tre anni venisse visitata. La piccola mostrava evidenti problemi agli occhi ed è rimasta in attesa della visita dello specialista senza ottenere assistenza. Esausti alla fine i genitori l’hanno portata via in cerca di cure che nella struttura pubblica non sono mai arrivate. La settimana scorsa un’anziana signora è andata il venerdì con un braccio rotto, le è stato detto di tornare il martedì successivo perché l’ortopedico ci sarebbe stato solo in quella data ed è stata rimandata a casa con l’antidolorifico. Poi c’è l’oncologo presente part time solo due volte a settimana, il laboratorio analisi che è stato spostato a Frosinone, il centro trasfusionale chiuso. I politici continuano a promettere, ma le parole restano tali.

«A chi dobbiamo dare la colpa? - ha incalzato un altro signore appoggiato alla finestra della sala d’attesa del Pronto soccorso - Questa gente porta i familiari in strutture private, a restare qui ad aspettare e morire siamo noi poveri mortali. Chi comanda intasca megastipendi pagati anche da noi e si permette di rispondere male e di trattarci come stupidi. Questa non è sanità, è un girone infernale».

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