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Domenica 04 Dicembre 2016

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Il consigliere regionale Mario Abbruzzese

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Le cene pazze della presidenza: nel mirino Abbruzzese e gli altri membri dell'ufficio

Regione

Sei faldoni pieni di carte, ma soprattutto fatture. Tante fatture. E per le spese più diverse, dagli alberghi alle cene, dai viaggi ai cesti di Natale, passando per i contributi a comitati e associazioni, spesso creati appositamente per attingere ai fondi regionali. Quando, in pieno scandalo spese pazze alla Regione, l’ex capogruppo del Pdl alla Pisana Franco Fiorito consegna alla Guardia di Finanza la documentazione contabile, non si ha ancora idea di dove l’inchiesta possa arrivare.

Dopo l’informativa delle Fiamme gialle di Rieti sulle consulenze, i viaggi, le cene, i regali e perfino le multe pagate con i soldi della Regione Lazio sembra emergere una realtà superiore all’immaginabile. E quanto descritto da Fiorito, sentito come persona informata sui fatti, comincia a prendere sostanza. In questo secondo capitolo dell’inchiesta, che segue a quello aperto nei confronti di esponenti del Pd, nel mirino c’è soprattutto l’ufficio di presidenza del consiglio regionale, all’epoca della giunta Polverini.

Nell’informativa redatta dalla Guardia di finanza del capoluogo sabino ci sono i nomi di una quarantina di persone e tra questi tutti i componenti dell’ufficio di presidenza, si va dall’ex presidente Mario Abbruzzese ai membri Isabella Rauti (Pdl), Bruno Astorre (Pd), Gianfranco Gatti (Lista Polverini), Raffaele D’Ambrosio (Udc) e Claudio Bucci (IdV). In totale sono 38 le persone oggetto di accertamenti da parte della Finanza. Nessuna di queste, al momento, è stata iscritta nel registro degli indagati. Per ora c’è una segnalazione alla procura di Rieti che dovrà valutare il da farsi. Anche un’eventuale trasmissione del fascicolo a Roma per competenza.

Tra le spese finite sotto la lente della Finanza ci sono quelle del cosiddetto fondo economale: un rubinetto da 300 mila euro all’anno. E che si aggiunge agli altri 4 milioni di spese sulle quali ora si sta indagando. Il fondo in questione riguarda le spese urgenti. Per missioni, spese di rappresentanza o straordinarie. Ma secondo quanto ricostruito dai finanzieri in Regione avrebbero esagerato.

Nell’elenco figurano così una serie di cene, molte delle quali in provincia di Frosinone. E così l’ufficio di presidenza ospita 15 persone al costo di 500 euro al ristorante Villa del poggio di Patrica. C’è poi un’altra cena, al Casilinum di Cassino, con ben 155 commensali, tra cui anche Bruno Astorre. E alla fine ai contribuenti laziali è toccato pagare un conto da 2.500 euro. E ancora un’altra cena da 55 persone, questa volta all’hotel Ida, a Ceprano, con fattura da mille euro. Tra le spese di rappresentanza anche un assegno da 400 euro per salsicce e altri prodotti gastronomici per riempire i cesti di Natale.

Tra le fatture spulciate dai finanzieri anche una del consigliere Abbruzzese per un soggiorno in albergo a Rimini. I finanzieri si sono poi concentrati sulle consulenze che, in qualche caso, hanno portato a esborsi da 23 a 70 mila euro. Per la Corte dei Conti in alcuni casi si tratterebbe di lavori inutili e talvolta nemmeno depositati. In altri casi si tratterebbe di lavori copiati di sana pianta, come tre consulenze per un totale di 47 pagine pagate ben 83 mila euro.

Dentro ci sarebbe finita anche una tesi di laurea da 110 e lode in editoria e comunicazione multimediale copiata sul web. Un copia e incolla che non è passato inosservato agli investigatori della procura di Rieti: sarebbero due i capitoli presi da quel lavoro pubblicato on-line. Per giustificare le uscite, stando alle accuse, si procedeva con il sovrastimare le spese in bilancio, che non sarebbero mai state sostenute. Quindi venivano spacchettate in più voci con continue variazioni di bilancio. Spericolate manovre, per l’accusa, per poter attingere ai soldi senza fatture e senza alcun controllo o quasi.

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