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Delitto Palleschi, le motivazioni del giudice:
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Delitto Palleschi, le motivazioni del giudice: "Violenza bestiale per ucciderla"

Sora

«Una belluina azione assassina». Poche viscerali parole per descrivere l’aggressione che ha portato alla morte la professoressa di Sora Gilberta Palleschi per mano di Antonio Palleschi, l’uomo che con lei aveva in comune solo un assurdo caso di omonimia. Nelle motivazioni della sentenza per Antonio Palleschi condannato all’ergastolo il gip Lanna ripercorre lo scempio sul corpo di Gilberta e traccia un’analisi senza ombre sul carattere dell’omicida.

La tragedia e l’ergastolo

Gilberta scompare quel maledetto primo novembre dopo essere uscita per fare una passeggiata. Per 40giorni gli inquirenti lavorano senza sosta, dopo aver trovato alcuni oggetti della professoressa a San Martino, sulla strada che porta a Broccostella. Poila terribile scoperta: il 10 dicembre Antonio Palleschi, muratore di 43 anni di Sora, viene fermato. L’uomo confessa, parla anche di un inaccettabile vilipendio. Ritratta. Il suo avvocato, Antonio De Cristofano (pronto a presentare appello) sceglie un abbreviato: ergastolo per il “mostro”. Forte la commozione di mamma Elia e del fratello Roberto rappresentati dall’avvocato Massimiliano  Contucci. È il 29 ottobre 2015. E dopo un intenso pianto liberatorio si attende solo di conoscere le motivazioni del giudice Lanna.

I dettagli in cinquanta fogli

In una cinquantina di pagine il dottor Lanna non tralascia nulla. Parla della violenza, delle tracce, della responsabilità, della qualificazione giuridica e della pena, dello svolgimento del processo. In quelle pagine ci sono anche gli spiragli aperti durante le meticolose indagini di carabinieri, vigili del fuoco e semplici cittadini (che hanno fattivamente contribuito a ispezionare la zona) da sedicenti sensitive. Indicazioni poi risultate infondate. La ricostruzione della violenza è drammatica. Ancor più quella dell’occultamento di cadavere nella “cava dell’orrore” a Colle Caprio, dove «la donna innocente fu lasciata preda di animali che ne fecero scempio». Per Lanna Palleschi è «lucido, determinato, granitico nella sua decisione criminosa: una serie di gesti che sembrano organizzati per condurre a un epilogo tanto tragico». «Ho aperto il cofano per mettervi il cadavere.

In quel momento è passata una Fiat Punto rossa per cui ho fatto finta di cambiare una ruota. Passata l’auto ho messo il cadavere nel portabagagli e sono partito»: sono queste secondo il giudice le modalità esecutive della violenza su cui concentrarsi. «E qui la profonda vena di disumanità e perfidia pervade l’animo dell’imputato e sembra esplodere». Duri i passaggi in cui il giudice riferisce della violenza sessuale raccontata dall’imputato. Di certo per Lanna «le violenze non possono considerarsi nè episodiche nè conseguenza di fattori eccezionali, ma scaturite da una abnorme predisposizione sessuale che domina l’animo del Palleschi tanto da annullare ogni freno inibitore e a sequenziare episodi similari. Si tratta di un uomo assolutamente incontinente sotto il profilo degli impulsi sessuali».

La valutazione

«La pena giusta è l’ergastolo. È una pena che non vuole avere alcuna funzione propriamente esemplare o riparatrice. Nulla di tutto ciò, davvero - scrive ancora Lanna - È invece l’unica sanzione che veramente si addice a un grumo tanto stupefacente di inusitata e amorale violenza». Ma la difesa di Antonio Palleschi è pronta all’appello.

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