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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Spaccio di droga Quattro arresti all'alba
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Inchiesta "Nineteen", pestato il cassiere della droga per un debito di 16mila euro

Frosinone

Una spedizione punitiva in piena regola per recuperare 16mila euro. Emergono nuovi particolari nell’ inchiesta condotta dai carabinieri su una banda che a corso Francia si era appropriata di un’intera scala di un condominio popolare per poter meglio controllare l’attività di spaccio di droga. Il cassiere dopo aver riconsegnato il denaro “guadagnato” con l’attività di spaccio era stato accusato di aver indebitamente trattenuto per sé 16 mila euro. Per questo era stato sequestrato, condotto nel sottoscala della palazzina controllata dal gruppo e selvaggiamente picchiato come atto dimostrativo davanti a tutti e poi riaccompagnato a casa. Ieri, in occasione dell’inizio degli interrogatori di garanzia, tutti hanno fatto scena muta davanti al giudice, pur respingendo le accuse.

Undici erano le misure cautelari eseguite venerdì dagli uomini del maggiore Luca Ciabocco, di cui tre in carcere e cinque ai domiciliari. In più per altre persone è stato imposto l’obbligo di dimora. Ieri mattina, erano stati convocati per primi i tre ai quali è stata imposta la misura più afflittiva. Tra questi proprio i due accusati di aver organizzato la spedizione punitiva per i quali è contestato oltre allo spaccio anche la tentata estorsione, il sequestro di persona e le lesioni. I frusinati Mirko e Mariano Tiberia, 33 e 25 anni, difesi dall’avvocato Tony Ceccarelli, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Antonello Bracaglia Morante che ha firmato l’ordinanza cautelare.

Si sono dichiarati estranei ai fatti così come rappresentati dall’accusa riservandosi di chiedere un successivo interrogatorio al pubblico ministero dopo aver letto compiutamente l’ordinanza, di oltre trecento pagine. Mirko ha contestato anche il fatto di essere considerato una sorta di capo del gruppo, mentre per Mariano si è fatto riferimento a una precedente ordinanza annullata dal tribunale del Riesame. La terza persona colpita da un’ordinanza di custodia in carcere, Oselito Nezha, albanese naturalizzato italiano, assistito dall’avvocato Marco Maietta, ha scelto anch’egli di non fare dichiarazioni davanti al gip Antonello Bracaglia Morante. Il quarto interrogatorio ha riguardato il primo di coloro per i quali l’ordinanza ha previsto i domiciliari. Gianfranco Pompili, 23anni, anagnino, ma residente a Frosinone, difeso dall’avvocato Tony Ceccarelli ha optato anche lui per la scena muta. Ma anche in questo caso ha voluto fare una dichiarazione di estraneità alle accuse. L’attività riprende questa mattina con gli interrogatori degli altri cinque finiti agli arresti domiciliari.

Si tratta dei frusinati Gianmarco D’Itri, 22 anni, Salvatore Giovanni Giordano, 23, Alberto Vona, 46, e del verolano John Mario Mancini, 23, colombiano di passaporto italiano. Sono difesi dagli avvocati Raffaele Maietta, Tony Ceccarelli, Carlo Mariniello, Mario Donfrancesco e Emiliano Caperna. I reati contestati sono di spaccio di sostanze stupefacenti e violazione della legge sulle armi in concorso. In questo caso si tratta di una spedizione punitiva contro un debitore che è stato prelevato e brutalmente picchiato davanti a tutti per dimostrar la potenza del gruppo. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Vittorio Misiti, si sono basate anche su una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali. Le indagini avevano così permesso di capire che alcuni appartamenti erano stati occupati abusivamente e dotati di portoni blindati, apparecchiature di videosorveglianza e sistemi di allerta sonora attivati da vedete per sfuggire ad eventuali blitz delle forze dell’ordine

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