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Prestiti truffa, ciociaro nei guai
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Prestiti truffa, ciociaro nei guai

Parma

Truffavano gli imprenditori sull’orlo del baratro e, spesso, davano loro il colpo di grazia. L’operazione “Re Mida”, portata a compimento nella giornata di ieri dalla Guardia di Finanza di Parma, ha accertato che l’organizzazione dei truffatori che facevano riferimento al parmense faccendiere Aldo Pietro Ferrari, 71 anni, aveva “gettato le loro reti” anche in Ciociaria riuscendo a truffare uno o più imprenditori locali a caccia di prestiti a tassi convenienti per vincere le continue crisi di liquidità. I finanzieri, infatti, ieri mattina hanno consegnato uno dei 14 avvisi di garanzia complessivi a Fontana Liri.

Del destinatario della notifica non si conosce nulla se non che era il referente sul territorio e che a lui spettava il compito di procacciare i clienti, quindi gli imprenditori da truffare. Il sistema era complesso ma anche molto redditizio dato che, secondo i finanzieri di Parma che hanno indagato per due anni, aveva fruttato circa 3 miliardi di euro e tanta disperazione tra i truffati.

Sei degli indagati sono stati arrestati mentre gli avvisi di garanzia, oltre a quello notificato a Fontana Liri, sono distribuiti nelle province di Forli-Cesena, Bolzano, La Spezia, Lodi, Siracusa e Palermo. Ben settanta sono le persone truffate, in larga parte imprenditori, alcuni dei quali, a causa del raggiro, hanno visto la loro azienda definitivamente fallire.

L’articolato sistema di truffa svelato dai finanzieri si risultava collegato alla società neozelandese International World Investment Loans (I.W.I.L.). Quest’ultima, dipinta come ente di intermediazione finanziaria, era in realtà una società fantasma, sebbene - come emerso dalla documentazione sequestrata e dalla pubblicità in rete - vantasse sedi in Nuova Zelanda, Delaware (Usa), Israele, Giappone, Singapore e Grecia.

La truffa veniva perpetrata proponendo contratti di finanziamenti a tassi agevolati, senza le necessarie misure di garanzia e con la sottoscrizione di un fittizio contratto di investimento che addirittura serviva ad abbattere i costi dell’operazione.
Dopo la sottoscrizione, veniva richiesto il versamento di una somma di denaro a titolo di spese per l’istruzione della pratica, a fronte del quale seguiva anche l’emissione di una fattura fiscale: l’ennesimo artifizio finalizzato a generare una certa rassicurazione nel cliente, tuttavia in grado di permettere all’organizzazione di incassare una somma anche maggiore di denaro. Alla fine non un solo euro di finanziamento è stato erogato.

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