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Unioni civili: il senatore Scalia finisce sul sito dei gay

Il senatore Francesco Scalia

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Unioni civili: il senatore Scalia finisce sul sito dei gay

Frosinone

Non ha fatto coming-out, ovvero l’ammissione di essere omosessuale. Sul sito Gay.it c’è finito perché contrario alla maggioranza del suo stesso partito. Francesco Scalia ha firmato, prima del passaggio in aula, insieme ad altri trenta senatori cattolici del Pd, un documento per chiedere lo stralcio della norma, in vista di una riforma più organica degli istituti paragenitoriali o per sostituirla con soluzioni normative che evitino di legittimare o incentivare comportamenti gravemente antigiuridici, come l'utero in affitto. Per tutta risposta, il sito Gay.it ha deciso di pubblicare, per protesta, i nomi dei “dissidenti conservatori”, accompagnati da foto, mail e recapiti sui social. Un’iniziativa che ha suscitato un’aspra polemica, con i senatori citati che hanno accusato i gestori del sito di “squadrismo”. All’inizio erano 36 i parlamentari finiti alla gogna mediatica. Poi alcuni sono stati depennati perché hanno dichiarato di essere favorevoli alla stepchild adoption. In seguito altri sette nomi sono stati scalati dalla lista perché, seppur contrari al provvedimento di adozione, si sono detti disposti a votare ugualmente la legge. Sott’accusa sono rimasti in 21. Tra loro Francesco Scalia. "Questa lista di proscrizione si commenta da sola - evidenzia -. Se qualcuno coltivava qualche dubbio davanti a una cosa del genere non può che uscire rafforzato nelle sue opinioni. Insomma, se il loro intento era di intimorirmi si sono sbagliati". Il senatore reputa che la posizione sulla stepchild adoption debba essere stralciata, "dato - fa notare - che stiamo disciplinando le unioni civili. Il problema vero, quando si parla di adozioni, è tutelare l’interesse del bambino. E la stepchild adoption favorisce, a mio avviso, l’eventualità del ricorso all’utero in affitto la quale, se vietata in Italia, non è così all’estero". Secca la replica dei responsabili del sito. "Sapevamo che avremo creato un vespaio, lanciando una lista di senatori più che dubbiosi sulla stepchild. A chi oggi parla di “liste di proscrizione”, perché avremo pubblicato i nomi, rispondiamo che non parliamo di persone qualunque, ma di senatori della Repubblica, scelti coi voti dei loro elettori cui devono rendere conto, in un partito che ha il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso nel programma e nello statuto".

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