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Cemento, rifiuti e roghi: la mappa degli ecoreati

Provincia

Cemento e rifiuti, racket da colletti bianchi

Un sistema che si infiltra e che riesce a serpeggiare nella catena delle attività di smaltimento e di riciclaggio dei rifiuti e in quello dell’edilizia. Attività che, allontanandosi da quelle legalmente previste, includono un giro di denaro inferiore ma al contempo più conveniente per chi “investe”. E si, perché questo racket non è un mondo circoscritto alle sole mafie poiché permea al suo interno anche la volontà di altri soggetti, tra cui enti e persone fisiche. Un business che nasce dall’incontro di più attori che, consapevoli dei rischi, scelgono ugualmente di compiere delle operazioni che toccano diversi settori tra cui, appunto, l’abusivismo edilizio e quello dei rifiuti. Il Lazio è nella top ten della classifica nazionale. Si piazza al quinto posto per i reati ambientali. Le infrazioni accertate sono 2.255 con 6.1 illeciti al giorno. Immondizia e cemento rimangono i principali protagonisti di un vorticoso giro di soldi sporchi. E se la capitale si conferma regina d’Italia dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti, a breve giro di posta seguono Latina e Frosinone.

Il ciclo dei rifiuti

Roma è in vetta alla classifica, seguita a breve distanza da Latina. Analizzando i dati, emerge che per quel che concerne il ciclo dei rifiuti, gli ultimi numeri dicono che le infrazioni accertate nel Pontino sono state 140, vale a dire l’1,9% in più rispetto al precedente rapporto. In Ciociaria, invece, gli illeciti sono stati 37 (0,5% in più). I sequestri sono stati 33 a Latina e 15 a Frosinone.

Il ciclo del cemento

Peggiore è la situazione per quel che concerne il ciclo del cemento, settore tradizionalmente nelle mani delle organizzazioni mafiose. L’abusivismo edilizio è in forte aumento. Il Lazio, dal settimo posto del 2014 (con 392 infrazioni), è balzato al quarto posto in Italia con 486 reati. Latina, anche in questo caso, è subito dopo la capitale: gli illeciti sono stati ben 173 (più 3% rispetto alle media nazionale); a Frosinone, invece, le infrazioni accertate sono state 67 (più 1,20% rispetto alle media nazionale).

L’accusa

«I dati sulle illegalità nel Lazio continuano ad essere allarmanti». Denuncia Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. «I numeri legati al ciclo del cemento, che vedono Roma e Latina fortemente colpite, non lasciano dubbi e ci raccontano di territori presi d’assalto dall’abusivismo edilizio e da diluvi di cemento e consumo del suolo che bisogna fermare. La Regione deve assolutamente mettere in campo specifici impegni per combattere i reati ambientali. Bisogna difendere il Lazio dalle mire eco-mafiose».

La corruzione

Il rapporto dice che ecomafie e mazzette vanno a braccetto. «Quella del 2015 è una data straordinaria - spiega la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni -, l’anno della legge che introduce finalmente nel codice penale uno specifico Titolo dedicato ai delitti contro l’ambiente, che punisce chi vuole fare profitti a danno della salute collettiva e degli ecosistemi. Uno strumento fondamentale per combattere anche quella zona grigia, dove impera la corruzione che è diventata il principale nemico dell’ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti. La corruzione può servire per ottenere un determinato provvedimento o più semplicemente per far voltare dall’altra parte l’occhio vigile del funzionario. È l’ultimo anello di una lunga catena di illegalità». Che va spezzato.


Roghi boschivi: il primato regionale è qui

Roma la fa da padrona nel Lazio in tutte le tipologie di eco-reati tranne che in una: gli incendi boschivi. Il primato di fuoco, se così si può ribattezzare, spetta alle province di Latina e Frosinone dove, nel solo 2014, si sono registrati più della metà dei roghi dolosi avvenuti in regione: 150 nel pontino, 67 in Ciociaria. Mentre Roma si ferma a 14 episodi accertati, Viterbo a 9 e Rieti a 8. Ma il dato è ancora più significativo se si allarga la prospettiva temporale e si va a guardare cosa è successo negli ultimi anni, ad esempio nel quinquennio 2010-2014. Ebbene, stando all’ultimo dossier della Protezione Civile della Regione Lazio, dei 20.631 ettari andati a fuoco dal 2010 al 2014, 15.138 ettari ricadono nelle province di Frosinone e Latina.

Nel territorio pontino sono bastati cinque anni per vedere andare in fumo addirittura il 10 per cento (pari a 9.295 ettari) del proprio patrimonio boschivo: 929 gli incendi accertati. Inferiori i roghi avvenuti in Ciociaria (533) così come minore è l’estensione del territorio in cenere (5.483 ettari) ma in percentuale stiamo sempre lì: 10,96 per cento rispetto alla totalità del territorio della provincia. Il picco dell’emergenza dei roghi boschivi, in entrambe le province, si è registrato nel biennio 2011-2012. Sulle cause il quadro è fin troppo chiaro. Alle cicche di sigarette e ai fulmini non rimandano nemmeno il 10 per cento degli incendi: origini accidentali sono state accertate nell’8,55 per cento degli incendi; quelle naturali nello 0,67 per cento. La stragrande maggioranza, l’86,12 per cento, è di natura dolosa.

A livello normativo, la legge di riferimento sugli incendi boschivi è la numero 353 del 21 novembre del 2000. Legge quadro che ha introdotto i divieti sui terreni percorsi dal fuoco. In particolare nelle aree interessate dagli incendi sono vietati, dai dieci ai quindici anni, il pascolo, il rimboschimento e le attività edilizie. Questo per fermare gli appetiti speculativi che in passato hanno armato le mani dei piromani. Mentre però il business del cemento è più facilmente monitorabile, nel caso dei pascoli i controlli, considerando che spesso si tratta di zone impervie e difficilmente accessibili, non possono essere altrettanto efficaci e puntuali. Ecco perché, come provato da inchieste e arresti compiuti in particolare dal Corpo Forestale, l’emergenza dei roghi boschivi è strettamente legata alla pastorizia e a pratiche, anche ataviche, evidentemente non ancora del tutto abbandonate.

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