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Bonifica Valle Sacco, ecco le priorità
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Bonifica Valle Sacco, ecco le priorità

Provincia

Un Sin complesso e articolato, il terzo in Italia, dopo quelli di Casale Monferrato e del Sulcis, per un’estensione pari a non meno di 7000 ettari. In attesa che si concluda la procedura di perimetrazione, l’associazione Retuvasa accelera i tempi del dibattito andando alla sostanza della questione: quali sono le priorità? A quanto ammontano le risorse finanziarie disponibili? Le somme messe a disposizione (vedi articolo in basso, ndr), secondo l’associazione, sono ancora lontane dalle esigenze di bonifica, ma sufficienti per cominciare ad operare. A un patto però: «Per non disperderle in mille rivoli, è indispensabile stabilire delle priorità». Eccole, secondo Retuvasa.  

C’è innanzitutto da portare a termine quanto già fatto a Colleferro: «La messa in sicurezza di emergenza della discarica di rifiuti tossici denominata ARPA2, con relativa bonifica». È necessario inoltre sbloccare «l’autorizzazione allo scarico del sistema di barrieramento idraulico a protezione delle falde nel sito industriale di Colleferro, previe necessarie modifiche strutturali del sistema di collettamento acque». 

L’altra priorità è rappresentata dalle aree contigue al fiume Sacco. Secondo Retuvasa è urgente procedere alla «verifica idrologica degli argini del fiume Sacco, con successivo rafforzamento nelle aree a rischio di esondazione, scongiurando nei limiti del possibile e di quanto ambientalmente opportuno il nuovo riversamento sulle fasce ripariali del contaminante beta-HCH persistente nel sedimento fluviale». In secondo luogo bisogna aggiornare la «caratterizzazione di tutte le fasce agricole ripariali, ferma al 2008, indispensabile per la ridefinizione dei perimetri di interdizione all’utilizzo agricolo e zootecnico». Successivamente è necessario avviare la decontaminazione delle aree agricole ripariali ancora inquinate, con tecniche ad emissioni zero». 

Per chiudere il quadro Retuvasa suggerisce altre due priorità: «La messa in funzione dell’impianto di depurazione di Anagni, risolvendo la questione del mancato allacciamento delle industrie dell’area ASI e la continuazione del servizio di Sorveglianza Epidemiologica territoriale».

La questione dei fondi

L’associazione Retuvasa affronta anche la questione dei fondi partendo dal recente emendamento Pilozzi (sottoscritto anche da altri parlamentari) alla Legge di Stabilità che  ha consentito di destinare al Sin 10 milioni di euro, 5 per il 2016 e 5 per il 2017. 

«L’emendamento - aggiunge l’associazione - rende inoltre disponibili, per tutti i SIN ma prioritariamente per quelli per cui è necessario provvedere con urgenza al corretto adempimento di obblighi europei, ulteriori 10 milioni di euro per il biennio 2016-17 e ulteriori 10 milioni per il 2018. Il testo dell’emendamento inizialmente presentato era ancora più incisivo, proponendo uno stanziamento di 40 milioni di euro per il solo SIN della Valle del Sacco, sempre suddivisi nelle due annualità. Il Governo ha però preferito operare dei tagli». A disposizione, prosegue l’associazione, ci sono altre risorse: «Per quanto riguarda il residuo di fondi non utilizzati dall’ex Ufficio Commissariale, si tratta di ulteriori 10 milioni di euro circa, da destinare esclusivamente a progetti già approvati, in particolare la bonifica del sito ARPA2 di Colleferro. Ulteriori 10 milioni di euro circa sono parte della dotazione dell’ex Ufficio Commissariale, a titolo di crediti maturati e non ancora liquidati, dovuti soprattutto dagli uffici regionali che gestiscono i fondi comunitari». Retuvasa suggerisce anche l’eventuale modus operandi: «Indispensabile che si arrivi all’attivazione di una cabina di regia incentrata sulla massima collaborazione tra enti e associazioni, con un centro di coordinamento che ponga in primo piano la trasparenza e la condivisione delle conoscenze».

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