La Toti Trans, lo studio di commercialisti associati di Sora Umberto Geremia e Umberto De Donatis, il gruppo Ini insieme all’ex premier Matteo Renzi, il presidente della Bce Mario Draghi, parlamentari italiani, avvocati, appartenenti alla massoneria. Sono tutti soggetti spiati che hanno subito accessi abusivi ai propri sistemi informatici. Violazioni sistematiche che hanno portato la polizia postale di Roma ad attivare un’indagine, con l’ausilio dell’Fbi, che, lunedì, ha portato all’arresto dei fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, 46 e 48 anni, residenti a Londra, ma di fatto domiciliati a Roma.

Politici e professionisti

L’indagine, nome in codice “Eye Pyramid”, ha portato a scoprire un database, creato sottraendo illecitamente dati sensibili protetti, con diciottomila username e 1.793 password. I nominativi erano a loro volta catalogati in 122 classi, suddivisi tra utenti appartenenti al mondo della politica, degli affari, del lavoro.

Nel lungo elenco creato dal 2010 al 2016, stando all’ordinanza firmata dal gip della capitale Maria Paola Tomaselli ci sono volti notissimi in Italia e nel mondo, politici di lungo corso, avvocati, architetti, consulenti del lavoro, società, assicurazioni, sindacati, partiti politici, ministeri, università, gruppi sanitari ma anche tanti perfetti sconosciuti. Ragion per cui se da una parte l’attività di spionaggio, politica e industriale, può trovare una qualche giustificazione, nell’altro non si capisce la logica seguita per accedere nei computer di tanti professionisti lontani anni luce dai riflettori e dalla ribalta nazionale e internazionale.

È il caso appunto dei venti pc in uso ai dipendenti della Toti Trans, società recentemente fallita, di quelli dei commercialisti Geremia e De Donatis di Sora e del guppo Ini che a Veroli è proprietà della Città Bianca. In base alle accuse sollevate dal pubblico ministero Eugenio Albamonte i reati contestati sono di sostituzione di persona; accesso abusivo a un sistema informatico o telematico; intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche; installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche; detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici.

Segnalazione dall’Enav

L’inchiesta nasce per effetto della segnalazione del responsabile sicurezza dell’Enav, Francesco Di Maio, dopo la ricezione di un’email contenente in allegato il virus informatico EyePiramid, da cui prende il nome l’operazione. In pratica, stando alla ricostruzione accusatoria i due fratelli «a scopo di acquisire indebitamente informazioni, atti, documenti, anche di natura riservata e pertinenti alla sicurezza pubblica nonché al fine di trarne per sè o per altri profitto odi recare ad altri un danno, accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso, sia personali che istituzionali, appartenenti a professionisti del settore giuridico-economico nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza, o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici».

Così facendo, da remoto, sarebbero riusciti ad «acquisire notizie che, nell’interesse politico interno o della sicurezza pubblica devono rimanere riservate e di cui in ogni caso è vietata la divulgazione, ovvero dati personali e sensibili relativi ad intestatari ed utilizzatori dei sistemi informatici e telematici violati».

File traslati nei server

Nel corso delle intercettazioni telefoniche e telematiche operate dagli investigatori è emerso che gli accusati avevano la «piena disponibilità e la gestione dei server ove vengono memorizzati i file abusivamente prelevati dai pc oggetto di infezione».

Gli investigatori ritengono di aver scoperto solo parte dei server, ragion per cui, potenzialmente, i soggetti spiati potrebbero essere molti di più.