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La camorra si insinua in silenzio. Niente armi, si infiltrano nell’economia
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La camorra si insinua in silenzio. Niente armi, si infiltrano nell’economia

Focus

L’interesse della criminalità organizzata per la Ciociaria è silenziosamente inquietante e trova terreno fertile nella crisi economica. Sono nove i clan, di cui cinque di camorra, che usano lil Frusinate per ripulire i proventi delle attività criminali. Ad operare sono cosche, nonché gruppi locali che, in associazione tra loro, commettono reati con l’aggravante del metodo mafioso. E spuntano la ‘Ndrangheta e la Sacra Corona Unita.

I boss portano avanti attività illegali, occupano segmenti dell’economia legale, attentano alla vita delle istituzioni, forti di una complicità e una contiguità di una parte del tessuto socio-economico regionale. La provincia di Frosinone - evidenzia il rapporto Mafie nel Lazio - è interessata dalla presenza delle organizzazioni camorristiche, come attestano le sentenze della magistratura.

Gli insediamenti più significativi si registrano nel Cassinate. A Frosinone sono presenti numerosi gruppi criminali composti anche da ex nomadi. Ieri a Latina la presentazione del dossier con il presidente della Regione Nicola Zingaretti che invita a denunciare.

Non uccidono come fanno al sud. L’arma che usano è quella del riciclaggio. Lo fanno entrando nell’assetto societario e, una volta “infiltrati”, impongono la loro “legge”. Così facendo stringono legami con il territorio. L’interesse della criminalità organizzata per la provincia di Frosinone è silenziosamente inquietante e trova terreno fertile nella contingente situazione di crisi economica.

Sono nove i clan, cinque dei quali guidati da boss di camorra, che usano la Ciociaria come una sorta di lavatrice per ripulire i proventi delle attività criminali. Ad operare sono “famiglie” e cosche, nonché consorterie autoctone che, in associazione tra loro, commettono reati con l’aggravante del metodo mafioso. E spunta pure la ‘Ndrangheta e la Sacra Corona Unita.

I boss portano avanti attività illegali, occupano interi segmenti dell’economia legale, mettono a rischio la vita dei cittadini e attentano alla vita delle istituzioni, forti di una complicità e una contiguità di una parte del tessuto socio-economico regionale. Le conseguenze di questa penetrazione sono evidenziate anche nelle numerose statistiche ufficiali che fotografano una regione attraversata certamente da una crisi economica strutturale - sebbene contrassegnata da importanti elementi di ripresa - e al contempo condizionata dalla presenza di “imprese criminali” sul territorio.

La provincia di Frosinone - evidenzia il rapporto Mafie nel Lazio - è interessata, da decenni, dalla presenza delle organizzazioni camorristiche, come attestano le sentenze della magistratura e le relazioni della Commissione parlamentare antimafia. Gli insediamenti più significativi si registrano nell’area del Cassinate, zona dove è fortemente radicato il clan dei casalesi.

«Nel circondario di Frosinone - ha spiegato il procuratore capo De Falco, in audizione – sono presenti numerose consorterie criminali composte anche da ex nomadi e da tempo stanziali. Si tratta dei Di Silvio e degli Spada attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti ma anche nell’usura. È opportuno evidenziare che tra le vittime degli strozzini si registra un’omertà totale. Le poche che denunciano sono soltanto la punta dell’iceberg. Nella città di Cassino opera da decenni Gennaro De Angelis, arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico ma condannato solo per associazione semplice dal tribunale di Frosinone. Nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli sulla presenza del clan dei casalesi in Ciociaria ed in particolare su quelli di Nicola Schiavone, figlio di Francesco detto Sandokan, posso riferire che Gennaro De Angelis e i suoi fratelli avevano il compito di specifico di riciclare e investire soldi almeno fino al maggio del 2010. Altra figura di spicco del territorio risulta essere Luigi Zonfrilli. La conferma viene dalla dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Cantone, il quale ha riferito di aver appreso da Francesco Bidognetti, Vincenzo Zagaria e Dario Simone, nonché da Massimo Caterino, detto “il Maestrone” e da Michele Barone, legati al clan Zagaria, che Nicola Schiavone si avvaleva di Gennaro De Angelis, Angelo Bardellino e Luigi Zonfrilli. Quest’ultimo, in particolare, aveva aperto a Castrocielo una concessionaria Volkswagen finanziata proprio con i soldi di Schiavone».

Ed è proprio quello delle auto il settore che più interessa i clan. Tanto che anche il pentito Giuliano Pirozzi, componente del clan Mallardo, ha riferito di aver appreso degli investimenti dei casalesi nel settore delle concessionarie, in particolare nella zona di Ceprano, fino ad arrivare a prendere contatti con la Mercedes per tentare di aprire concessionarie ad Anagni, Fiuggi e Pontecorvo. Attribuiti alla camorra anche gli attentati dinamitardi commessi: una sorta di ottobre nero, quello del 2015 per la città martire: l’11 venne incendiato un pub, il 14 due molotov furono lanciate contro un’abitazione di via Cerro e il 27 due ordigni distrussero un pub.

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