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Rapina in una villetta: condannato a sei anni

Frosinone

Un tonfo di vetri che si rompono. La paura che si materializza nelle vesti di un uomo con il volto coperto da uno scaldacollo e armato di bastone che minaccia i proprietari di una villetta di via Landolfi, costretti a sdraiarsi a terra e a subire una rapina da trecento euro e alcune catenine. Ieri per quella rapina, messa a segno da un bandito solitario la sera del 29 ottobre 2012, il tribunale di Frosinone ha condannato a sei anni e cinquemila euro di multa nonché all’interdizione dai pubblici uffici il frusinate Stefano Fabrizi. Il verdetto pronunciato in serata dopo la camera di consiglio.

Durante l’udienza, in mattinata, erano stati sentiti carabinieri e poliziotti intervenuti sulla scena del crimine. I dettagli sui quali l’attività investigativa si era concentrata erano il bastone usato per rompere il vetro della finestra della cucina e per minacciare gli anziani, una tronchese presa da un vicino cantiere edile servita a tagliare la recinzione della villetta e le tracce sul prato che andavano nella direzione del presunto autore del colpo, abitante non distante dalla casa presa di mira. E in più, nella camera da letto dell’imputato era stato trovato uno scaldacollo, con delle aperture tagliate all’altezza degli occhi, per camuffare il volto.

Durante le fasi della rapina, il proprietario di casa era stato anche colpito da una bastonata alla spalla, mentre la moglie era riuscita a fornire particolari utili alle indagini. Il pubblico ministero Barbara Trotta ha ritenuto«piena la prova della responsabilità dell’imputato».

Il pm ha insistito sul fatto che gli indumenti ritrovati nella camera da letto di Fabrizi sono stati riconosciuti da una delle vittime che ha dato dei riferimenti molto precisi. Il rappresentante dell’accusa ha ricordato che lo stesso imputato ha ammesso la proprietà dello scaldacollo che avrebbe usato il giorno prima per fare uno scherzo alla zia.

Da qui la richiesta di condanna a sei anni. Dal canto suo l’avvocato Giuseppe Casini, difensore dell’imputato, ha sostenuto che gli indizi non si sono trasformati in prova e che sul bastone e il passamontagna non sono stati fatti i necessari accertamenti. Ha insistito sul fatto che l’appartamento poteva esser frequentato anche dal fratello dell’imputato, peraltro arrestato nei giorni scorsi per una serie di furti. Dopo il verdetto preannunciato ricorso in Appello.

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