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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Lavori gonfiati al cimitero, colpo di scena nel processo
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Lavori gonfiati al cimitero, colpo di scena nel processo

Frosinone

Un processo che promette scintille. Sin dalla prima udienza è stata battaglia tra accusa e difesa nell’inchiesta sui lavori gonfiati al cimitero di Frosinone, inchiesta nata dopo lo scandalo delle tombe allagate. Il processo era stato rinviato a settembre in attesa della nuova composizione del collegio giudicante (in relazione al fatto che il vecchio presidente, il giudice Luigi Nocella era destinato ad andare in pensione).

Solo che quando il processo è dovuto entrare nel vivo, c’è stato un ulteriore colpo di scena. Con tanto di richiesta di astensione per uno dei magistrati che compongono il collegio (il giudice Venarubea). L’avvocato Domenico Marzi, per conto del suo cliente Stefano Natale, ha fatto riferimento a una precedente pronuncia da parte del magistrato per reati fiscali connessi all’inchiesta sui lavori al cimitero.

Da qui la decisione del collegio di rimettere la decisione al presidente del tribunale che dovrà valutare se l’istanza di astensione sia fondata o meno. Nel primo caso il processo riprenderà (il prossimo gennaio) con un nuovo componente, in caso opposto si continuerà con la stessa formazione. Sono chiamati a difendersi dalle accuse tre ex dipendenti comunali (Stefano Natale, Enzo Guglielmi e Anna Magliocchetti); un ex dirigente con incarico esterno (l’architetto Matteo Capuani) e quattro imprenditori: Angelo Antonio Minotti, Angelo Veronesi, Italo D’Itri e Filippo Pacilli, nonché l’autista di una ditta che forniva gasolio per il riscaldamento delle scuole comunali, Gianluca De Foglio.

I nove sono difesi dagli avvocati Domenico Marzi, Bruno Castaldi, Rosario Grieco, Giampiero Quadrini, Riccardo Masecchia, Stefano Bossi, Luigia Caliciotti, Maurilio Prioreschi, Roberto Colelli Riano e Massimiliano Zitti. Gli accusati, peraltro, hanno sempre respinto le accuse. Il Comune di Frosinone, dal canto suo, si è costituito parte civile tramite l’avvocato Francesco Tarsitano. I reati contestati, a vario titolo, sono di peculato, occultamento e soppressione di cadavere, frode in pubbliche forniture.

Nell’inchiesta, partita dopo un esposto successivo allo scandalo delle tombe allagate, sono poi confluiti altri filoni d’indagine. Tra questi la realizzazione del forno crematorio del cimitero, i lavori al cimitero effettuati in somma urgenza, le forniture di carburante da riscaldamento alle scuole comunali, i lavori di manutenzione alla villa comunale e alla scuola media “Luigi Pietrobono” nonché in alcuni immobili comunali che con quello “madre” avevano in comune alcuni protagonisti e modalità d’azione.

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