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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Scandalo patenti facili: risentito Ferraro, il principale indiziato dal pm

Una delle sessioni di esame per la patente finita nel mirino della procura

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Patenti facili: subito il processo alla gang

Frosinone

Una sola inchiesta che ora si scinde in due. Il caso delle patenti facili alla Motorizzazione di Frosinone, che ad aprile ha portato all’arresto di venti persone, fa un deciso salto di qualità. Il sostituto procuratore di Frosinone, Maria Pia Ticino, ha chiesto il giudizio immediato per i sei indagati, ritenuti parte integrante dell’associazione. Per gli altri trentasette, tra cui pubblici funzionari, titolari di autoscuole e beneficiari delle patenti, è stato disposto lo stralcio e saranno giudicati a parte con il rito ordinario.

Due indagati hanno fatto richiesta di patteggiamento. Stando alle accuse, grazie a un collaudato sistema, corrompendo i pubblici funzionari della Motorizzazione, addetti al controllo, si poteva ottenere il rilascio della patente senza sudare. Bastava pagare e il gioco era fatto: all’esame venivano piazzate persone compiacenti, per nulla interessate agli esami, che avevano il compito di fare i suggeri- tori e agevolare il superamento dei test, anche per i titoli di categoria superiore. Per il reato associativo si contestano condotte dal 2014 fino a marzo 2016.

Gli indagati

Il giudizio immediato, che con- sentirà di iniziare il processo evitando il filtro dell’udienza preliminare, è stato chiesto per Donato Ferraro, 65 anni di Cassino, difeso dagli avvocati Sandro Salera e Pierpaolo Dell’Anno; Roberto Scaccia, 51, di Frosinone, difeso da Fabio Rocco; Domenico Fratarcangeli, 58, di Ripi, difeso da Giampiero Vellucci e Claudia Mancini; Tiziana Saginario, 62, di Frosinone, difesa da Massimo Meleo; Cinzia Sinibaldi, 58, di Frosinone, difesa da Giampiero Vellucci; Antonio Larena, 54, di Piedimonte San Germano, difeso da Maurizio Suarato e Gianrico Ranaldi.

Le accuse

Ai sei viene contestato il reato di associazione a delinquere in relazione a una serie di delitti quali corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falso materiale commesso da pubblici ufficiali e dal privato, falso ideologico del pubblico ufficiale in certificazioni, sostituzione di persona, accesso abusivo a un sistema telematico e frode informatica «allo scopo di far conseguire illecitamente a numerosi candidati l’idoneità alla prova teorica per il conseguimento della patente di guida categoria B o la revisione della patente attraverso la predisposizione di condotte fraudolente, quali la redazione di atti falsi e la pianificazione di sedute di esame “truccate”, ottenendo in cambio rilevanti profitti - sostiene la procura - Inoltre effettuavano accessi abusivi al sistema telematico della Motorizzazione al fine di procedere al rilascio di patenti di guida mai conseguite dai beneficiari o alla modifica della scadenza».

Stando alle accuse, raccolte dagli agenti della squadra mobi- le di Frosinone, Ferraro, attingendo alla cassa comune, alimentata dai candidati che pagavano per superare gli esami, o «dai titolari delle autoscuole associate e dai procacciatori privati, remunerava i pubblici ufficiali in servizio presso la Motorizzazione di Frosinone e, nello specifico, il direttore della Motorizzazione Roberto Scaccia che, attraverso la collaborazione della dipendente addetta alla segreteria Cinzia Sinibaldi, provvedeva ad assegnare alle sedute di esame truccate gli esaminatori Domenico Fratarcangeli, Tiziana Saginario e Antonio Larena, i quali, a loro volta - in violazione dei propri doveri d’ufficio - consentivano la partecipazione alle prove di esame dei cosiddetti sostituti suggeritori». Dal canto loro, gli indagati hanno sempre respinto le accuse.

La separazione

Chiuse invece le indagini per gli altri 37, cui vanno aggiunti i due che vogliono patteggiare. Si tratta di beneficiari delle paten- ti, titolari, soci e dipendenti di autoscuole, nonché undici pubblici ufficiali, di cui quattro pen- sionati, tutti residenti ad Alatri, Anagni, Aquino, Arce, Arpino, Cassino, Ceccano, Colleferro, Esperia, Frosinone, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Picinisco, Ripi, Veroli, nelle province di Caserta e Como, a Bologna, Città di Castello, Napoli e Roma alcuni dei quali cinesi, egiziani (uno ancora latitante), difesi, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Testa, Antonio Nobile, Loredana Maramao, Carlo Coratti, Nicola Ottaviani, Tony Ceccarelli e Sandro Di Meo.

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