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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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L'associazione "No Game" promuove la lotta alla ludopatia
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L'associazione "No Game" promuove la lotta alla ludopatia

Frosinone

Una storia che può insegnare molto e aiutare le famiglie ciociare. Quella di Tiberio Patrizi è una delle esperienze più significative nel panorama della lotta alla ludopatia. Con 120 mila euro di debiti e due case al mare vendute, ha trovato il coraggio per dire no alla dea bendata e tornare padrone delle proprie facoltà. A breve, inoltre, andrà in onda uno speciale su Rai 3 dove racconterà le sue vicissitudini, ma soprattutto le azioni che sta portando avanti per rimettersi in carreggiata. Residente a Torrice, padre e marito, rappresentante di forniture energetiche. Dopo un trascorso da giocatore seriale, l’uomo è oggi responsabile del gruppo “No game” di Frosinone. L’associazione lavora insieme a “Codici”, a piazza VI dicembre, 2, per aiutare i ludopatici ad uscire da quello che si può considerare un vero e proprio labirinto.

Come è entrato in contatto con questa realtà?

“Io per primo sono stato un ludopatico. Ho deciso di combattere contro questa dipendenza, che per certi aspetti è più infima di molte altre ben più note”.

Quando ha capito che era arrivato il momento di dire basta?

“Quando mia moglie l’ha scoperto è trascorso circa un mese. Continuavo a giocare pensando di vincere e riparare tutto. Ma non è così”.

Perché?

“La grande vincita per il giocatore seriale non esiste. Quello che si ottiene non serve mai a pagare i debiti ma solo a giocare ancora”.

Da quanto tempo No game è attiva sul territorio?

“L’associazione è nata il 4 luglio 2015”.

Quante persone si sono rivolte al vostro centro?

“Siamo in totale 32 tesserati. Forse può sembrare un numero non molto grande, ma bisogna considerare che dietro ognuno di loro ci sono intere famiglie”.

Tra i vostri iscritti ci sono anche donne?

“Sì, anche se in provincia non c’è rapporto con i dati nazionali. Questi, infatti, segnano un 60% di uomini e un 40% di donne. Da noi c’è solo una signora”.

Vi servite anche di figure professionali specifiche?

“Sì, soprattutto quando si tratta di questioni psicologiche e legali, in tal senso Giammarco Florenzani è il nostro referente. Qualsiasi giocatore entra in un circolo vizioso e quando prova a uscirne spesso non sa come muoversi con banche, Equitalia e simili”.

In che modo si svolgono le vostre azioni?

“Bisogna capire che il singolo da solo non può nulla. Il momento più importante per noi è quello dei gruppi di confronto. Si deve considerare che queste persone per lungo tempo hanno dovuto tenere nascosta parte della propria vita. Appena si dà loro la possibilità di esprimersi diventano un fiume in piena. Inoltre credo che solo un giocatore è davvero in grado di capirne un altro. La sede è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, mentre le riunioni dei gruppi sono dalle 19 alle 21 lunedì e giovedì”.

Tutti riescono a seguirvi?

“All’inizio molti vedono i nostri metodi penalizzanti. Ad esempio consigliamo alle mogli di non dare più di un tot di soldi ai mariti quando devono uscire. Il mio minimo era mille euro, oggi il mio massimo è cinque euro”.

Quale fascia di età è più colpita?

“Quella tra i 35 e i 65 anni, vale per entrambi i sessi. Ognuno ha un suo gioco particolare. C’è chi preferisce il lotto, chi le macchinette o i gratta e vinci. Non si può inoltre sostituire un’attività con l’altra, altrimenti il lavoro è del tutto inutile”.

Il problema come si riflette sulle famiglie?

“Cambia radicalmente il tenore di vita. Le mogli, o i mariti, devono cercare di non aggredire psicologicamente i coniugi. Anche se spesso loro stessi sono vittime di crolli nervosi”.

Che consiglio si può dare a parenti e conoscenti di ludopatici?

“Prima di tutto di contattarci. O comunque di rivolgersi alle associazioni. È ancora più importante fare prevenzione. Da settembre promuoveremo incontri nelle scuole, soprattutto con le classi quinte per portare nelle case il messaggio”.

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