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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Record di nuove causeiscritte al tribunale di Frosinone

Il tribunale di Frosinone

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Gioca in borsa. Perde tutto

Frosinone

Perde quasi centomila euro in borsa e chiede alla banca la restituzione dei soldi investiti. In tempo di crisi degli istituti finanziari, con l’emblematico caso di Banca Etruria, la vicenda giudiziaria di un professionista del capoluogo sale agli onori della cronaca.
Non fosse altro per il fatto che, questa volta, il giudice del tribunale civile di Frosinone, ha respinto la richiesta di risarcimento del correntista. Con citazione del 5 novembre del 2010, il professionista contestava la nullità degli acquisti di 10.000 azioni Eurofly, di 900 azioni Banca Italease e ulteriori 756 sempre di Italease, ragion per cui chiedeva la condanna di Banca Intesa San Paolo alla restituzione di 96.977,10 euro.

Stando alle pretese avanzate dal cliente dell’istituto bancario, solo nel novembre del 2007 era venuto a conoscenza che a suo nome risultavano depositati titoli di cui non aveva autorizzato l’acquisto, con relativo addebito della somma di38.231,26 euro. Peraltro, nelle more, aveva spontaneamente aderito a un aumento di capitale di ulteriori 756 azioni Italease per un corrispettivo di 6.879,50 euro.

Nell’atto di citazione si dà conto che l’originario acquisto delle azioni non è stato ritrovato, mentre dalle ricerche effettuate è saltato fuori un altro acquisto, anche questo contestato, di 10.00 azioni Eurofly per 55.517,28. I titoli Italease sono stati liquidati nel settembre del 2009 per un importo di 2.484 euro e quindi con una perdita di 36.881,26 pari alla differenza tra l’esborso sostenuto dei primi 900 titoli al netto del ricavato. I titoli Eurofly sono ancora in custodia, ma con una perdita di 53.000,28 euro. A tali perdite si aggiunge l’esborso per la ricapitalizzazione per una perdita di 96.977 euro.

La querelle inizia nel 2008 con un reclamo al direttore della banca, il cui ufficio reclami, nonostante non trovi copia degli ordini di acquisto di10.500 azioni,non rileva nulla di irregolare. Il caso finisce al giurì bancario, il quale nell’ottobre del 2009 si dichiara incompetente superando la controversia il limite di 50.000 euro.

La questione arriva in tribunale: il ricorrente contesta la mancanza della forma scritta per gli ordini di acquisto. La banca sostiene che questi sarebbero stati ratificati in assenza di contestazione del cliente nel termine di 60 giorni dalla ricezione della documentazione. In più la banca deposita copia di un ordine di 400 azioni di Italease.

Il giudice Andrea Petteruti ha valutato le diverse pronunce in materia per decidere nel senso favorevole alla banca. «Quantomeno in ipotesi di inesistenza di una clausola pattizia - scrive il giudice - che preveda a pena di nullità che l’ordine debba essere conferito in una determinata forma, resta valido l’orientamento espresso dalla Cassazione, la quale aveva affermato a chiare lettere che la tesi secondo cui la mancata contestazione degli estratti conto nel termine contrattualmente previsto, comportante approvazione, costituisce prova dell’esistenza del mandato ad operare in borsa conferito alla banca».

Nonostante diversi orientamenti giurisprudenziali, il giudice ha aderito alla tesi secondo cui la mancata contestazione della documentazione inviata dal- la banca costituisce accettazione dell’operazione. In più considerato che l’attore non era nuovo a operazioni di questo genere, il tribunale ne ha respinto le richieste.

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