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Sabato 10 Dicembre 2016

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Smontano le tende, altri profughi alle porte

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Smontano le tende, altri profughi alle porte

Frosinone

Le tende non ci sono più, sono state smontate, i profughi arrivati negli ultimi giorni hanno trovato una sistemazione idonea. Ma l’emergenza resta. Altri immigrati arriveranno nella giornata di oggi. Non si sa quanti saranno, tantomeno a che ora arriveranno. L’unica certezza è che l’ondata non si ferma e la necessità di trovare locali dove ospitarli si fa sempre più grande. Serve anche l’aiuto dei sindaci, soprattutto quelli delle grandi città.

Dalla voce del prefetto Emilia Zarrilli la certezza che il fenomeno non accenna a placarsi, che la necessità di dare risposte in materia di immigrazione deve arrivare anche dalla Ciociaria, non si può far finta di niente, non si può non rispondere alla “chiamata”. Ed ecco dunque che le parole del vescovo della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, Ambrogio Spreafico, sono più che mai opportune: “Aprite le porte all’accoglienza e all’integrazione”. Ma non tutti i primi cittadini sono propensi ad “aprire” le porte, perché molti hanno paura, sono preoccupati dell’arrivo del “diverso”. Ci si chiude, quindi, all’accoglienza, ma il dato di fatto resta. L’emergenza è continua, ora per ora, non ci si può permettere di chiudere gli occhi. Quando arrivano bisogna trovare una sistemazione, non lasciarsi trovare impreparati. Ma non avere numeri, non avere certezze, e soprattutto, non avere spazi, non è semplice per risolvere inevitabili problemi logistici.

Intanto si registrano nuovi sbarchi e la possibilità che non solo oggi, ma anche nei prossimi giorni, possano arrivare immigrati, si fa sempre più strada. La situazione che si sta vivendo a Frosinone è identica a molte altre province di Italia. A sottolinearlo ieri ai microfoni di Radio Cassino Stereo è stato il prefetto di Frosinone: “L’amministrazione centrale in base al numero degli abitanti di ogni provincia assegna un certo numero di profughi da gestire - ha detto la dottoressa Emilia Zarrilli - Purtroppo sono tanti gli sbarchi, in questo periodo con il bel tempo sono moltiplicati, per cui il problema del numero così alto ci fa parlare di emergenza. Ma l’emergenza non è tanto dei numeri quanto nell’immediatezza del caso, perché non c’è il tempo di organizzarsi e in più c’è tanta incertezza. Quando ci danno la notizia noi abbiamo 7-8 ore di tempo per reperire posti letti, non sappiamo quanti ne arrivano. La vera emergenza è questa: la velocità con la quale bisogna lavorare e forse anche in condizioni non perfettamente all’altezza della situazione. Noi assegniamo tutto secondo bandi di gara già fatti, quindi bisogna essere regolari sul piano amministrativo giuridico onde evitare implicazioni di altra natura e nello stesso tempo dobbiamo essere accoglienti e gestire nel migliore dei modi. Inevitabilmente il prefetto da solo non può andare da nessuna parte e non può che chiedere l’aiuto dei sindaci che molto spesso non viene dato perché il sindaco non vuole il problema sul proprio territorio”.

Il prefetto ricorda che c’è un accordo a livello nazionale tra l’Anci nazionale e il ministero dell’Interno in cui si stabilisce, anche a seconda del numero degli abitanti, che il sindaco deve fare in modo di reperire locali tali da accogliere un numero adeguato di profughi in base al numero di abitanti. La dottoressa Zarrilli ha affrontato anche la questione del centro di prima accoglienza allestito sabato scorso all’ex Mtc e smontato ieri: “È stata una sistemazione provvisoria. Il campo non esiste più e i profughi sono stati dislocati nel territorio dove è stata data disponibilità dalle cooperative che già ne ospitano diversi. È stata fatta una ripartizione secondo il nucleo familiare, ad esempio facendo attenzione se ci sono due fratelli. Ma il pensiero ora è a domani (oggi,ndr), siamo certi che ne arriveranno altri ma non sappiamo né il numero né l’orario. Sappiamo che sarà nella giornata di domani, (oggi, ndr) ma senza numero, senza orario, viviamo questo stato di incertezza che ci tocca tutti quanti e ci fa vivere con una tensione forse fuori dall’ordinario, perché comunque vogliamo assolvere il nostro dovere nel migliore dei modi. Le difficoltà ci sono e per questo il prefetto dice ai sindaci di dare una mano a reperire i locali perché in fondo non è che conosco il territorio. Locali anche attraverso le cooperative, le agenzie o la Caritas. Il paese Italia è sommerso attualmente da questo problema, insieme a tanti altri che abbiamo, e non c’è da fare opposizione a questo sistema - conclude il prefetto - ma fronteggiare finché non c’è un indirizzo politico di diversa natura”.

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