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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Gli scontri con i tifosi del Bari finiscono in Cassazione

Un momento dei disordini verificatisi lungo l’autostrada di Frosinone e provocati dagli ultras del Bari

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Gli scontri con i tifosi del Bari finiscono in Cassazione

Frosinone

I disordini provocati dai tifosi del Bari nell’area dell’autostrada di Frosinone arrivano fino in Cassazione. Gli incidenti e i provvedimenti conseguentemente adottati in via amministrativa e penali sono stati oggetti di diversi approfondimenti. Dal Tar al tribunale ordinario (che ha disposto il proscioglimento per la gran parte dei facinorosi) e ora anche in Cassazione.

Ad arrivare fin lì è stato il ricorso proposto da Stefano Gravante. Il tifoso contestava la legittimità dell’ordinanza del 18 ottobre del 2014 con la quale il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Frosinone convalidava il decreto del questore con il quale al supporter pugliese era stato applicato il daspo e l’obbligo di firma al comando di polizia, per cinque anni, negli stessi orari delle partite del Bari.

Il provvedimento era stato adottato a seguito degli scontri del 13 settembre 2014, al termine del match di serie B Frosinone-Bari. In base alle accuse, Gravante era considerato uno degli autori dell’aggressione degli occupanti del mezzo che transitava lungo una strada parallela alle corsie dell’A1. L’auto era stata colpita da un fumogeno che causava anche un principio d’incendio, poi spento subito dal proprietario del veicolo.

Tra le accuse anche quella di aver occupato la corsie d’emergenza dell’autostrada e aver divelto la rete di protezione. Per quei fatti erano così arrivati daspo e obbligo di firma. Solo che, nel ricorso, è stata lamentata la violazione del diritto di difesa, con particolare riferimento all’omessa osservanza del termine minimo di 48 ore spettante al ricorrente dal momento della notifica. Lo stesso procuratore generale aveva chiesto l’accoglimento del ricorso, limitatamente però all’obbligo di presentazione in un ufficio di polizia giudiziaria.

La Corte di Cassazione ha argomentato che, se il pm ha 48 ore di tempo per chiedere la convalida del provvedimento, analogo termine deve ritenersi sussistente per il destinatario del provvedimento in modo da presentare memorie o deduzioni al giudice. E dato che la notifica del provvedimento in esame è delle ore 18.40 del 16 ottobre e la con- valida delle 13 del 18 ottobre, la Corte ha annullato l’ordinanza senza rinvio limitatamente all’obbligo di presentazione agli uffici di polizia giudiziaria.

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