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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Adesca minorenne su internet e la invita a spogliarsi: condannato a tre anni e mezzo

Foto d'archivio

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Adesca minorenne su internet e la invita a spogliarsi: condannato a tre anni e mezzo

Frosinone

Adesca una minorenne su internet e la invita a spogliarsi: condannato a tre anni e mezzo un 32enne disoccupato della provincia di Verona.  Ieri pomeriggio il tribunale di Frosinone (presidente Stirpe, a latere Farinella e Venarubea) ha pronunciato il verdetto nei confronti di F.B. accogliendo la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Rita Caracuzzo.

Il rappresentante dell’accusa nella sua requisitoria ha ricordato che il giovane aveva aperto un falso profilo Facebook (nello specifico usando la foto di un giovane morto in incidente) e con questa aveva contattato una ragazzina di 12 anni residente nel Frusinate. Il pm ha ricordato che la minore si è lasciata "condurre" dall’uomo che, non si è fatto vedere in volto, mostrando solo i genitali. Al che la dodicenne avrebbe subito chiuso il collegamento. Quanto all’identificazione dell’autore, l’accusa ha puntato l’indice sull’utenza cellulare fornita alla ragazzina. Tra i due, tuttavia, non ci fu nessun contatto telefonico, ma solo 5 tentativi di chiamata della ragazzina e 19 dell’uomo senza che nessuno dei due mai rispondesse. Dai tabulati telefonici si è risaliti al paese di residenza dell’accusato. Il quale si trova sotto indagine a Rovigo per un fatto simile e sempre nei confronti di una minore adescata in chat. “Nella denuncia - ha ribadito il pm - risulta la stessa utenza telefonica”.

Tornando al caso di ieri, i contatti tra i due sarebbero comunque avvenuti in un ristretto lasso temporale, tra il 31 agosto e il 3 settembre 2012. Poi intervenne il padre della ragazza che presentò una denuncia. L’avvocato Loredana Maramao, che rappresenta il veronese, ha sottolineato che a Rovigo l’inchiesta non è ancora approdata nemmeno alla conclusione delle indagini preliminari. E che l’identificazione dell’accusato attraverso il numero telefonico non è inequivoca. Tanto più che non si è potuto richiedere in California a Facebook chi materialmente avesse aperto quel falso profilo. Per la difesa l’uomo, mai visto in volto dalla minore, non l’avrebbe indotta, come invece sostiene l’accusa, a compiere gesti di autoerotismo, ma solo ad alzarsi la maglietta e ad abbassarsi i pantaloni. Poi il padre di lei bloccò ulteriori contatti tra i due. Secondo il legale, la libertà sessuale della persona offesa sarebbe stata compromessa solo in modo limitato. Il tribunale, nel tardo pomeriggio di ieri, ha pronunciato la sentenza di condanna.

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