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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Lavoro, certezze zero: gli iscritti ai Centri per l’impiego sono aumentati
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Lavoro, certezze zero: gli iscritti ai Centri per l’impiego sono aumentati

Frosinone

Il lavoro è a tempo. Determinato. Nel bene e nel male. Dai dati di flusso dei Centri per l’Impiego della provincia di Frosinone emerge che nell’ultimo anno (il periodo di riferimento è 15 giugno 2015-15 giugno 2016) gli avviamenti e le assunzioni a tempo determinato sono stati 63.256, a fronte di 60.454 cessazioni, sempre a tempo determinato. Mentre gli avviamenti o le assunzioni a tempo indeterminato sono stati 19.162, mentre le cessazioni 16.769. Proporzioni simili a quelle dell’anno precedente (15 giugno 2014-15 giugno 2015).

Quando gli avviamenti e assunzioni a tempo determinato erano stati 75.733, le cessazioni (sempre con riferimento alla tipologia del tempo determinato) 72.923. Mentre le assunzioni e gli avviamenti a tempo indeterminato avevano toccato quota 18.095, a fronte di 18.628 cessazioni. Una situazione che sostanzialmente non cambia, anche se i numeri assoluti tendono a diminuire.
Per quanto riguarda il totale degli iscritti ai Centri per l’impiego, un anno fa erano 119.150, mentre adesso sono 121.216, con un aumento di 2.066 unità. Nel maggio scorso gli iscritti erano 121.846, 630 in più. Però il punto è che alla fine non ci sono scostamenti tali da parlare di cambio di rotta. Ormai da anni. Rimanendo sui dati attuali, gli uomini sono 55.751, le donne 65.465. Sempre con riferimento ai dati di flusso: 23.470 iscrizioni o reiscrizioni, 21.303 cancellazioni.

Gli avviamenti e le assunzioni part time sono stati 7.045, le cessazioni part time 5.677. In ogni caso il punto di riferimento è sempre rappresentato dal fatto che oltre 120.000 iscritti ai Centri per l’impiego in una provincia che non arriva a 500.000 abitanti sono davvero tanti. E danno il senso di un sostanziale 25% di persone che non ha occupazione. Indicativo pure il dato sulla mobilità: 596 iscrizioni, 2.591 cancellazioni.

Un anno fa i numeri erano i seguenti: 2.019 iscrizioni e 4.043 cancellazioni. Percentuali e cifre dietro le quali ci sono delle realtà preoccupanti: chi perde il lavoro difficilmente lo recupera, la precarietà è dilagante e non ci sono né si vedono progetti di sviluppo ad ampio raggio. Non soltanto nel lungo periodo, ma nemmeno nel breve e nel medio. Non ci sono cioè politiche del lavoro in grado di attrarre investimenti. Poi c’è un altro aspetto: per tante famiglie gli ammortizzatori sociali hanno rappresentato e rappresentrano l’unica fonte di reddito.

Una volta finiti, non c’è niente altro. Si parla molto di politiche attive del lavoro e l’argomento è sicuramente di attualità, anche perché non si può certamente puntare tutto sugli ammortizzatori sociali. Però alla fine, se non ci sono scatti e proposte concrete, rimane il dramma quotidiano di chi non riesce a fronteggiare le spese. Ma il tratto caratteristico del mercato del lavoro ciociaro è la stagnazione. Non cambia nulla da anni. Troppi anni.

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