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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Centro di salute mentale chiuso
Pompeo e Martini non ci stanno

Ferentino

«Il centro di salute mentale deve essere riaperto».

Senza se e senza ma, l’assessore alla Sanità del Comune di Ferentino, Franco Martini, torna a ribadire l’importanza della riapertura della struttura nel presidio ospedaliero “Giorgio Pompeo” nella città gigliata.
Dal 1 agosto il portone dell’ufficio è chiuso, il personale è stato trasferito a Frosinone e su un foglio, affisso all’ingresso, si legge che “Il centro sarà chiuso fino al 30 settembre”. Una notizia che aveva destato sconcerto e incredulità non solo nell’amministratore, ma anche nelle famiglie e nei cittadini che usufruiscono del servizio. L’assessore Martini aveva subito contattato l’Asl per avere spiegazioni in merito.
A distanza di pochi giorni torna a battere i pugni: «Pretendiamo che la struttura venga riaperta. Per questo siamo in attesa di essere convocati dalla Asl, alla quale abbiamo richiesto un incontro. Abbiamo inviato una nota al dott. Fernando Ferrauti per capire le motivazioni della chiusura e soprattutto conoscere cosa s’intende fare per il futuro. Siamo in attesa di una convocazione ufficiale da parte della dirigenza Asl così come abbiamo richiesto nella nota».
Martini attende un chiarimento da parte dell’Azienda sanitaria, della Regione Lazio e del Presidente Zingaretti «che aveva promesso - aggiunge l’assessore - altro alla città di Ferentino, tra cui l’apertura della Casa della Salute, ma la realtà dei fatti va in tutt’altra direzione. La struttura è un vero e proprio fiore all’occhiello dell’offerta sanitaria territoriale, aperta e operante dal 1988. Inaspettatamente, con un semplice cartello affisso alla porta d’ingresso, è stata chiusa e il personale trasferito a Frosinone, dove ci risulta che non sappia cosa fare, perché sovrabbondante. Ma soprattutto quello che preoccupa è il notevole disagio procurato agli utenti e alle loro famiglie. È un agire eticamente accettabile senza rispettare le persone e la loro necessità di cure? Ci aspettiamo, anzi pretendiamo, che la struttura sia riaperta al più presto e per questo abbiamo richiesto un incontro all’Asl». Parole di sconcerto espresse anche dal sindaco e presidente della Provincia, Antonio Pompeo.
«C’è amarezza nel dovere prendere atto di un modus operandi, che continua a imporre tagli nel settore sanitario con la scusa della razionalizzazione e con il paradosso che sono diminuiti i servizi, ma la spesa rimane elevata, anzi aumenta addirittura».
Amarezza anche per le famiglie che usufruiscono del servizio.
«Ci siamo ritrovati da un momento all’altro il centro chiuso e la nostra preoccupazione, oltre ai disagi che stiamo subendo, è che la struttura non verrà riaperta il 1 ottobre e così ci ritroveremo senza un ulteriore importante servizio». Si attendono, ora, risposte dalla Asl.

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