"Non rientreremo. Non ci crediamo. Abbiamo tutti tra i 30 e i 35 anni. Adesso dove andiamo? Ci avevano garantito che questo era il nostro posto di lavoro. E invece ci hanno dato il benservito con un SMS".

La rabbia degli interinali messi alla porta da FCA non si placa e in tanti hanno partecipato alla manifestazione fuori i cancelli dello stabilimento di Piedimonte San Germano da questa mattina presto. Allo sciopero di 8 ore l'affluenza è bassa. Non scioperano neanche i familiari dei ragazzi esclusi. Ma sono gli stessi ex interinali a spiegare il perché. "Mio padre lavora da 30 in FCA, non può rischiare di perdere anche lui il posto di lavoro". Gli fa eco un collega: "Mio padre è in Fiat da 40 anni, neanche il privilegio di vedere suo figlio assunto, dentro sono rimasti quelli con la terza media. Se volevano farci restare avrebbero fatto fare la rotazione. Invece no. E a proposito di rotazione, la Fiom, che ha indetto lo sciopero, tuona: "Perché in Tiberina e nelle altre fabbriche dell'indotto la rotazione è stata possibile e in FCA no?".

La tensione è palpabile. Decisamente motivati i manifestanti, tanto da causare disagi anche alla circolazione fuori i cancelli. Intanto, al cambio turno delle 14 i pullman arrivano semi vuoti, ma tra gli operai che scendono nessuno cede alle sirene della Fiom. Manca la solidarietà sociale. Lo evidenziano tutti i vertici della Cgil, a partire dal segretario Anselmo Briganti che ha portato la questione all'attenzione della Questura. Presenti anche Iovine di Mdp e Maddalena di Sinistra Italiana. Su tutti chiosa l'attivista della Fiom Guerino Ventre: "La cosa più importante di oggi è la presenza di tanti interinali esclusi. Adesso è la politica che deve fare la sua parte. Ci ha fatto male oggi non vedere alcun sindaco del territorio e a Zingaretti diciamo che in fabbrica c'è un clima di terrore, non c'è alcuna intesa tra tutti i sindacati".