Se non fosse che c'è di mezzo il dolore per la perdita di un congiunto, il lutto di una famiglia e il buon senso che pare smarrito, la vicenda potrebbe ispirare il canovaccio di una commedia all'italiana: la salma del compianto che non trova pace, o almeno non trova dimora. L'ultima, quella nella cappella di famiglia, gli viene preclusa. Così resta in attesa, ormai da due settimane, nella cella frigorifera della sala mortuaria del cimitero.
Da quel maledetto 6 ottobre, quando il povero Antonio V. è morto all'ospedale di Frosinone, volano solo le carte bollate mentre le sue spoglie non trovano ancora una sistemazione. E lui non può riposare in pace.
L'intoppo cimiteriale che sta distruggendo di rabbia e dolore i familiari dell'ottantenne defunto ha acceso una disputa sulla proprietà e dunque sul diritto di utilizzare la cappella che ha finito per coinvolgere anche il Comune. A suon di diffide e querele.

La scena che si consuma l'8 ottobre scorso davanti ai cancelli del cimitero di Ceprano ha dell'incredibile: il feretro, con l'autorizzazione dell'ufficiale di stato civile di Frosinone, arriva al camposanto per la tumulazione nella cappella di famiglia. Almeno così pensano i familiari del signor Antonio. Ma la sorpresa lascia tutti a bocca aperta: l'ingresso della cappella contenete dodici loculi era chiuso con catena e lucchetto. Nessuno dei presenti si capacita: chi l'ha chiuso? E perché? Fatto sta che la tumulazione non può avvenire. Così la salma viene "parcheggiata" nella camera mortuaria.
Il giallo del lucchetto si svela la mattina successiva, quando i figli del defunto vanno in Comune per capire chi avesse serrato la cappella. Qui s'imbattono in un loro parente, anche lui successore del familiare che a suo tempo aveva realizzato la cappella. Era stato lui a chiuderla ritenendo di averne l'utilizzo esclusivo. Circostanza contestata dai parenti di Antonio V. che invece sostengono di avere diritto a tre dei dodici loculi sulla base del relativo testamento. Tanto che nella stessa cappella è tumulata da anni la moglie di Antonio V. e che i figli le hanno sempre fatto visita, peraltro pagando regolarmente la luce votiva.
A questo punto gli eredi del defunto si rivolgono all'avvocato Filippo Papa che cerca di venire a capo della querelle. E soprattutto si spende affinché la salma trovi subito una degna sepoltura. La mattina del 10 ottobre i figli di Antonio V. ci riprovano.

Tornano in Comune per risolvere il problema ma il dirigente del settore competente spiega loro che il parente "antagonista" ha preannunciato una lettera di diniego alla tumulazione. E che il Comune non può fare nulla.
I figli del defunto vanno dai carabinieri e presentano un esposto sulla cappella trovata chiusa. L'11 ottobre l'avvocato Papa diffida il Comune ad attivarsi per consentire la sepoltura della salma, ancora in attesa nella camera mortuaria. Nessuna risposta. Scatta così una formale richiesta di accesso agli atti relativi alla cappella contesa. Passano altri tre giorni e la salma resta lì. Nel frattempo l'altro parente formalizza il diniego producendo dei documenti. Di cui però gli eredi del morto contestano la veridicità. Così scatta una querela, integrata martedì scorso dopo aver ricevuto l'agognata risposta del Comune: negativa. Quella tumulazione non si può fare. Ma i parenti del defunto vogliono andare fino in fondo alla vicenda e l'avvocato Papa è pronto al ricorso al Tar contro il provvedimento comunale. Si spera solo che il povero Antonio V. non debba attendere i tempi della giustizia per trovare la sua ultima dimora.