Le spoglie mortali del soldato Giovanni Macera sono tornate finalmente "a casa". La vita del giovane nato a San Giorgio a Liri il 29 maggio 1935 è stata spezzata dalla Seconda Guerra mondiale. Era il 1936 quando, poco più che ventenne, Giovanni fu costretto a prendere parte alle operazioni militari decise dal governo fascista in Albania e alla guerra coloniale nell'Africa orientale, culminata nell'occupazione di Massaua.
Congedato nel 1938, l'anno dopo, ormai padre di due figli, fu richiamato e trasferito sul fronte greco-albanese. Poi, lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. Dopo la firma dell'armistizio Giovanni fu catturato dai tedeschi e deportato in un campo di concentramento in Germania.
In prigione morì il 19 maggio 1944: proprio nelle settimane in cui la Valle dei Santi e il suo paese natale - San Giorgio a Liri - veniva martoriato dal passaggio delle truppe coloniali francesi e violentato da bombe, il campo di Braunschweig fu bombardato e Giovanni non scampò alla morte. Dopo settantatré anni, i suoi familiari sono riusciti a riportarlo in Italia dal campo di Braunschweig, che negli anni successivi alla guerra fu trasformato in sacrario.
Le spoglie del soldato sono state accolte nel paese con tutti gli onori militari e civili. Oltre al vicesindaco del paese, Terrezza, accanto ai familiari, i carabinieri, le associazioni e i rappresentanti del reggimento di Cassino. La benedizione è stata impartita dal parroco don Pius Miclaus.