La decisione della Corte d'Appello di Roma è arrivata nel pomeriggio di ieri. Nessuna riduzione di pena per l'operatore della struttura per disabili di Grottaferrata finita al centro di un enorme scandalo dopo l'inchiesta del Nas sui maltrattamenti subiti dai piccoli disabili, ospiti del centro. Tra le vittime, proprio un bimbo del Cassinate. Nell'ambito di quella importante inchiesta condotta dai carabinieri di Roma e dai colleghi di Frascati erano stati arrestati 15 tra operatori ed educatori del centro, balzato agli onori delle cronache per le violenze immortalate dalle telecamere del Nas: 14 hanno chiesto di procedere con rito ordinario.
Il quindicesimo con l'abbreviato, rito con cui ha ottenuto una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione (che sta scontando ai domiciliari). Proprio lui, attraverso i suoi legali, ha proposto appello sostenendo che oltre ai maltrattamenti ben visibili attraverso i filmati non c'era stato alcun sequestro di persona. A ribaltare completamente la tesi difensiva dell'imputato sono stati gli avvocati delle parti civili, David Legi per un bambino di Grottaferrata e Alessandra Salera per la famiglia della vittima del Cassinate che, con una durissima discussione, hanno riportato recenti pronunciamenti della Cassazione che equipara l'azione di chiudere un disabile in una stanza a un vero e proprio sequestro.
Tesi ampiamente accolta dal collegio giudicante presieduto dal dottor Schicchitano. Nonostante tutto il personale dell'Eugenio Litta, balzato agli onori delle cronache come "il lager per disabili", sia cambiato, resta ancora negli occhi di chi ha visto quelle immagini un profondo senso di sdegno. A piazzare le telecamere che hanno ripreso violenze indicibili su ospiti dai 4 ai 20 anni, erano stati i carabinieri del Nas. A scoprire, invece, che tra quelle vittime insultate, picchiate con i manici delle scope, costrette persino a mangiare con forza, c'era anche suo figlio era stata la mamma del piccolo del Cassinate, guardando le immagini in televisione. Dopo mesi di indagini, i carabinieri del Nas di Roma con quelli di Frascati, hanno arrestato i dipendenti del centro.
Le loro vittime erano tutti disabili, affetti da patologie neuro-psichiatriche e motorie, quindi impossibilitati a difendersi, a reagire in qualche modo. L'indagine è partita dalle denunce presentate nei primi mesi del 2015 dai vertici della società che gestiva la struttura per dei sospetti su episodi di lesioni accaduti all'interno del reparto che ospitava i 16 ragazzi.