L'investigatore privato, anche se svolge legittimamente la propria attività, non può invadere la sfera privata del controllato e mettere in atto metodi fraudolenti. E per questo rischia una condanna. A farne le spese è stato, infatti, un investigatore privato di Cassino, G.L., 53 anni, condannato a sei mesi dal tribunale di Frosinone per molestie e interferenza illecita nella vita privata.

L'uomo era stato denunciato da un'impiegata amministrativa di una redazione giornalistica, la frusinate A.T., perché si era accorta che qualcuno la seguiva. E lei, inizialmente, aveva pensato a uno stalker. Ma dalle indagini è emersa una realtà diversa. La donna, infatti, aveva trascorso un lungo periodo a casa in malattia. Le continue assenze dal lavoro, però, avevano portato la proprietà dell'azienda a metterle alle calcagna un investigatore privato per accertare se quelle assenze fossero legittime o meno.

L'investigatore, di buona lena, si mette sulle tracce dell'impiegata. La segue, le scatta foto e controlla ai raggi X la sua vita, diventando quasi uno di casa. Impiegando tutti gli strumenti e le tecniche del mestiere, immortala una serie di atteggiamenti della donna all'apparenza non consoni con uno stato di malattia, ma pur sempre compatibili con le assenze di lavoro. L'uomo, anche con auto prese in prestito, e con il volto camuffato, continua a controllare l'impiegata. Si finge in qualche caso letturista del gas per entrare in casa. Altre volte, secondo la denuncia di lei, riesce a partecipare anche a delle feste di compleanno e a delle manifestazioni religiose in cui era presente la stessa donna.

Insomma, da una parte, l'uomo svolge un eccellente lavoro, dall'altra, però, il suo zelo si dimostra eccessivo e, per certi versi, anche invasivo della privacy. La donna si accorge di essere seguita, si segna un nume ro di targa e lo consegna alle forze dell'ordine. Quindi presenta una denuncia per stalking. L'inchiesta, però, fa cadere subito questa ipotesi. Il titolare della vettura afferma di aver dato l'auto a una società di investigazioni. Emerge così che non si tratta di uno spasimante, ma di un investigatore privato che fa il suo lavoro. Lavoro legittimo che, però, secondo il giudice ha invaso la sfera privata della donna, che si è sentita limitata nella sue occupazioni quotidiane.

Nel corso del processo A.T., si è fatta rappresentare dall'avvocato Giampiero Vellucci ai fini anche della quantificazione dei danni. Al termine del processo di primo grado, il giudice ha condannato l'investigatore alla pena, sospesa, di sei mesi nonché al pagamento delle spese e al risarcimento dei danni che saranno liquidati in sede civile.