Il comandante della Polizia municipale Dino Padovani è pronto a lasciare la guida del corpo alatrense e a chiedere il trasferimento in un'altra sede. La clamorosa decisione è stata assunta nella giornata di ieri e dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni. Alla base della scelta forti divergenze con l'organismo amministrativo. Si apre l'ennesimo caso in un anno complesso per la politica locale.

I fatti

L'inaspettata volontà del comandante Padovani nasce a seguito di un atto della giunta, reso pubblico sempre ieri, con il quale due unità della Polizia municipale passano ad altri compiti: dal comando di Largo Armando Tagliaferri alle scrivanie dell'ufficio tributi del Palazzo comunale. La notizia coglie di sorpresa lo stesso Padovani che si dice all'oscuro del tutto, nonostante abbia sentito e colloquiato con diversi amministratori anche nella serata di venerdì. Il comandante avverte sfiducia, scarso sostegno e si sente esautorato e privato di forze importanti per il corpo, data anche la notevole mole di lavoro che ricade sullo stesso: in queste condizioni non intende proseguire e medita l'abbandono che ha dell'eclatante.

Solo pochi mesi fa, all'indomani dei tragici fatti che portarono alla morte di Emanuele Morganti, Padovani lamentò una situazione insostenibile per il suo corpo, chiese maggiori risorse (umane ed economiche) per implementare la sicurezza sul territorio. Vennero presi impegni, ma adesso l'indirizzo della giunta ribalta tutto e la Polizia municipale, come dice Padovani, "si scopre ancora più povera di prima".

Le dichiarazioni

«Sono amareggiato, poiché nessuno mi aveva comunicato quanto deciso. L'ho scoperto stamane (ieri per chi legge, ndc) quando mi sono recato al lavoro e gli altri vigili me ne hanno parlato. Cosa penso di tutto questo? Che così facendo si vuole distruggere l'operatività del corpo della Polizia municipale di Alatri, che si lede la dignità degli operatori»: sono queste le parole pronunciate da Dino Padovani, che commenta con toni severi il contenuto della delibera di giunta. E insiste: «La decisione presa è anche una chiara delegittimazione del mio ruolo. Ne trarrò le debite conseguenze e chiederò di essere trasferito presso un altro comando». Il dibattito politico, già accesissimo e che sta attraversando una fase cruciale, si arricchisce di un nuovo argomento.