Bimbi chiusi in auto per impedire loro di respirare quell'aria acida che già in troppi, in via Cerro, hanno respirato e continuano a respirare. Con malori indicibili. Anche venerdì sera nella popolosa periferia cassinate i residenti hanno vissuto momenti terribili dopo che un odore acido, purtroppo ben noto alle famiglie della zona, ha "bussato" ancora alle loro porte. Questa volta, però, con netto anticipo: non più zaffate irrespirabili tra l'una e le tre di notte. I miasmi sono arrivati intorno alle 22.30 e per chi non era già in casa è stata la fine.

Una ragazzina ha accusato forti malori, con giramenti di testa e vomito. Gli altri, ancora fuori dalla porta di casa, hanno riferito di gola secca e bruciori. E di difficoltà nel respirare e nel deglutire. «Abbiamo lasciato le serrande abbassate, come sempre. Ma abbiamo dimenticato un balcone aperto, con le persiane abbassate, si intende: la casa in pochi minuti è divenuta impraticabile» ha riferito uno dei residenti.

Quando una giovane mamma ha fatto ritorno a casa con i suoi bambini ha dovuto prendere una decisione drastica: rimanere in auto per evitare che i suoi piccoli, scendendo dalla vettura per entrare in casa, potessero respirare quell'odore tremendo. Il più piccolo si è addormentato nella vettura. Poi, dopo alcune ore, è riuscita a far ritorno nell'abitazione, avendo persino valutato l'opportunità di dover rivolgersi ad una struttura ricettiva, visto che l'intera zona era off-limits. Immediato l'arrivo dei carabinieri che con più pattuglie hanno effettuato una vasta ispezione e ascoltato i presenti.

L'intervento

«Non sappiamo come poter ringraziare i carabinieri che sono arrivati subito e che hanno toccato con mano l'incubo che stiamo vivendo. Siamo preoccupati per la nostra salute - ha commentato un cittadino - Non si può vivere nel terrore di non poter più uscire di casa, per la paura di essere colti al rientro da esalazioni indescrivibili». Alcuni "temerari" hanno cercato anche di effettuare una ricognizione mentre stavano giungendo gli uomini dell'Arma di Cassino e Piedimonte: oltre ad aver notato la presenza di schiuma bianca nelle acque dei fiumi che attraversano la zona e ad essere stati investiti da una sorta di nebbia maleodorante, non hanno potuto fare molto. Colti da improvviso malore, sono tornati indietro: «Volevo proprio beccare i lestofanti che ci stanno avvelenando sul fatto, ma ho avuto come una paralisi alla lingua e all'apparato respiratorio. E ho avuto paura» racconta un altro cittadino.

La lotta è davvero dura e le indagini dei militari sono serrate. Almeno una quarantina i nuclei familiari che dopo un'attenta valutazione hanno deciso di provare ad affilare le armi con l'intervento di un legale, visto che finora gli esposti presentati sono stati inghiottiti dalla burocrazia e gli appelli sono caduti nel vuoto.