Il movente del pestaggio di Gloria Pompili resta ancora avvolto nel mistero. Come un mistero resta ancora la brutale violenza di cui è stata vittima, quella sera tra mercoledì e giovedì.
Si lavora a tutto campo da Anzio a Frosinone per delineare il quadro in cui è maturato l'omicidio della ventitreenne di Frosinone. Un omicidio che ha sconvolto il quartiere Scalo dove la giovane viveva in via Bellini.
Nell'immediatezza dei fatti, i carabinieri di Latina, attualmente coordinati dal tenente colonnello Pietro Dimiccoli (in passato comandante della compagnia dei carabinieri di Frosinone), che indagano sull'assassinio, hanno sentito chi, la notte in cui Gloria è morta, viaggiava con lei, il cognato e la moglie di quest'ultima. In procura a Latina sono stati sentiti poi familiari e amici per ricostruire la vita della donna. Una vita che, a quanto pare, si svolgeva tra Frosinone e il litorale tra Anzio e Nettuno. Lì dove c'era anche la frutteria dove ufficialmente avrebbe dovuto lavorare.
Diversi sono i punti oscuri della vicenda. Chi ha picchiato Gloria in maniera tanto violenta voleva mandare un segnale o voleva ucciderla per farla tacere per sempre. La donna forse voleva ribellarsi? Questo dovranno accertarlo le indagini. Altro mistero è il fatto che, a quanto pare, Gloria non aveva soldi con sè e non era intestataria di un conto corrente. Una stranezza che i carabinieri cercano di interpretare.
E quella dei soldi può essere un'altra pista battuta dagli investigatori nel ricostruire le tessere del mosaico. Nel rito funebre, infatti, il parroco, don Ermanno, ha fatto cenno agli aiuti che, tramite la fondazione il Giardino delle rose blu, venivano dati alla donna. «Gloria - ha affermato don Ermanno durante l'omelia, ascoltata in religioso silenzio da parenti, amici e conoscenti della ragazza - cercava i vestiti per i suoi bambini e tra quelli che trovava sceglieva i più belli per i suoi piccoli. Era una madre devota, che con dolcezza cercava di dare il suo amore ai propri cari».

Sequestrati i vestiti di Gloria Pompili. Ieri mattina, i carabinieri, nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio della donna di 23 anni di Frosinone, uccisa per le botte ricevute, sono andati in via Bellini. Nell'abitazione in cui viveva la ragazza, i militari dell'Arma si sono fatti consegnare dai familiari gli abiti che la poveretta indossava la sera del brutale pestaggio.
L'obiettivo di chi indaga è risalire a tracce ematiche e biologiche. Addosso ai vestiti di Gloria Pompili, oltre al suo sangue, infatti, potrebbero essere rimaste tracce utili alle indagini. Magari proprio quelle dell'assassino che ha colpito la giovane senza pietà, provocandone la morte nella notte tra mercoledì e giovedì.
Una violenza così selvaggia da far pensare che dietro possa nascondersi qualcosa. E su questo qualcosa intende far luce la procura della Repubblica di Latina, che coordina le indagini. Oltre a indagare sul passato di Gloria, che faceva la prostituta sulla Nettunense, tra Anzio e Nettuno, si cerca di far luce anche sugli ultimi contatti. La presenza di Gloria potrebbe aver dato fastidio a qualcuno? E questo qualcuno può aver scatenato la furia omicida. Su questo e altro ancora stanno lavorando i carabinieri di Latina.
Da qui la necessità di non lasciare niente al caso. Si va allora a caccia di reperti biologici. I vestiti di Gloria potrebbero aiutare gli investigatori e metterli sulla pista giusta. La speranza di chi indaga è che, oltre a tracce di sangue della vittima, sui vestiti possa trovarsi il Dna del carnefice. Da qui la scelta, ieri mattina, di bussare a casa di Gloria. Quella stessa casa da dove quel mercoledì mattina, come tutti i giorni, Gloria era partita alla volta di Anzio. Lì c'è la frutteria gestita dal cognato, dove, almeno ufficialmente, Gloria avrebbe dovuto lavorare. E sempre in via Bellini, sabato pomeriggio, al termine del rito funebre officiato da don Ermanno D'Onofrio alla Sacra Famiglia, la bara con dentro il corpo di Gloria, portato a spalla da parenti e amici, aveva fatto l'ultimo viaggio verso casa.
Dai risultati provvisori dell'autopsia sul corpo della ventitreenne frusinate sono emerse la frattura di una costola e la perforazione di polmoni, fegato e milza. Un'emorragia che non ha lasciato scampo alla giovane, morta su una piazzola di sosta in territorio di Prossedi nel viaggio che, dal litorale di Anzio, la stava riportando a casa a Frosinone.
Tra i tanti interrogativi resta anche il perché nessuno, quella tragica sera, si sia accorto della gravità delle condizioni della donna e non abbia chiesto aiuto per tempo. Quando, infatti, sono stati chiamati i soccorsi era ormai troppo tardi. La giovane è morta in strada a pochi passi dai suoi bambini che erano in auto con lei, la cugina e il cognato.