Sequestrati il libretto postale, una polizza relativa a un lascito ereditario di poco meno di settemila euro, documenti vari e la catena con il lucchetto. Continuano le indagini della polizia dopo la denuncia, per sequestro di persona, a carico del ventinovenne M.R. del capoluogo, accusato di aver segregato i due fratelli più grandi, compresa la sorella, disabile al cento per cento. Dopo la denuncia presentata dai due, il sostituto procuratore Adolfo Coletta ha disposto una perquisizione. Nel corso dell'intervento sono stati sequestrati alcuni documenti ritenuti importanti come il libretto postale della sorella dell'uomo, contenente 573 euro, secondo le accuse nella disponibilità dell'indagato, un documento su una polizza da 6.796 euro relativo a un lascito ereditario. In più gli agenti delle volanti hanno proceduto al sequestro della catena, del lucchetto e delle chiavi usate, stando alle accuse, per segregare i congiunti. In base all'impostazione della procura, alla morte della madre l'uomo avrebbe messo sotto scacco i fratelli, costringendoli a non uscire dalla propria abitazione, nel centro storico di Frosinone. I due - sostiene l'accusa - sarebbero stati costretti a una vita di stenti, mangiando ciò che avanzava dai pasti consumati dal fratello più piccolo e, per quanto riguarda la sorella, consegnando il proprio libretto postale e la pensione. In più - è il sospetto degli investigatori - quando M.R. usciva chiudeva i congiunti in casa con tanto di catena e lucchetto. E ciò gli è valso una denuncia per sequestro di persona. L'uomo, però, che si è affidato all'avvocato Luigi Tozzi, nega le accuse che gli vengono mosse. Il legale infatti spiega: «dalla documentazione in nostro possesso, che verrà posta all'attenzione dell'autorità inquirente in questi giorni, si evince la palese ed assoluta insussistenza in punto di fatto ed in diritto dell'ipotesi delittuosa. Si ribadisce che il proprio assistito, ad oggi, non risulta essere gravato da alcuna misura restrittiva della propria libertà personale. Per ciò che concerne, invece, il libretto postale intestato alla sorella dell'indagato si evidenzia come lo stesso non sia stato mai nella disponibilità né tantomeno utilizzato per il prelievo di somme di denaro».

Aveva segregato il fratello e la sorella disabile. Chiusi in casa con il lucchetto, loro non potevano uscire, mentre un frusinate di 29 anni si era impossessato del libretto di risparmi dei congiunti e della pensione percepita dalla donna. È bastato un attimo di disattenzione del "carceriere", uscito a comprare le sigarette a far emergere la storia che, per il momento, ha portato alla denuncia dell'uomo. I fratelli, invece, sono stati ricoverati in una casa famiglia, mentre la procura sta lavorando a un'ordinanza interdittiva in modo da impedire all'uomo di avvicinarsi ai familiari. Teatro della storia è un appartamento singolo nella parte alta del capoluogo. I locali sono ampi e, almeno in apparenza, lo spazio per tutti ci sarebbe. Stando alle accuse, il 29enne avrebbe deciso di gestire la vita dei suoi familiari, da quando è morta la madre. Da allora i tre sono rimasti soli, e l'uomo ha cominciato ad assumere un atteggiamento dominante. In pratica il fratello minore si sarebbe dovuto prendere cura dei due familiari, 32 anni lui e 30 lei, disabile al 100%. Invece, in base alla ricostruzione effettuata dagli agenti della sezione volanti, diretta dal commissario capo Flavio Genovesi, e coordinati dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, il più piccolo dei tre avrebbe segregato gli altri. Li avrebbe costretti in casa, impedendo loro di uscire. E, per evitare qualsiasi sorpresa, li avrebbe chiusi all'interno dell'alloggio con tanto di catena e lucchetto applicato al cancello d'ingresso. Le vittime - in base alle accuse ipotizzate dalla procura - erano anche costrette a vivere in condizioni igieniche precarie e a mangiare soltanto i resti dei pasti consumati dall'uomo con la fidanzata, una ragazza di origini albanesi. In base alle accuse, il fratello minore aveva instaurato con i due un rapporto di supremazia psicologica: intimoriti dalle costanti minacce, il 32enne e la 30enne erano stati costretti a consegnargli il libretto dei risparmi e la pensione di 275 euro percepita dalla donna. Con il passare del tempo, i due hanno cominciato a studiare possibili vie d'uscita da una situazione che diventava giorno dopo giorno sempre più insostenibile. Si sono così accorti che, durante i periodi in cui il congiunto si allontanava da casa, avevano una finestra di tempo per uscire e chiedere aiuto. Ma il problema principale era mettere le mani sulle chiavi del lucchetto. Senza di queste era impossibile tentare ogni sortita. Trovata la chiave del cancello, si è manifestata l'opportunità di "evadere". Hanno aspettato allora che il 29enne uscisse di casa per andare a comprare le sigarette e hanno messo in azione il piano di fuga. Stanchi di sopportare ancora le continue angherie, i due sono così riusciti a scappare e ad avvertire l'assistente sociale. È stato quest'ultimo ad accompagnarli in questura per denunciare l'accaduto. A quel punto sono scattate le indagini per accertare quanto segnalato dai due. Così il sostituto procuratore della Repubblica di Frosinone Adolfo Coletta ha disposto una perquisizione domiciliare. Gli agenti della sezione volante hanno così ritrovato la catena ancora attaccata al cancello ed accertato, come denunciato dalle vittime, le precarie condizioni igienico sanitarie dell'abitazione. Per il fratello è scattata una denuncia per sequestro di persona. Mentre sono in corso accertamenti sulla posizione della fidanzata albanese dell'uomo.