Genitori condannati a pagare per le lesioni causate dal figlio con un decespugliatore a un compagno di giochi. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, al termine di tutti i gradi di giudizio, prima penale e poi civile, ha chiuso il caso del ferimento, il 6 maggio del 1995, nelle campagne di Alatri, di un bambino di sei anni. Riaffermando il principio della responsabilità di mamma e papà per il fatto illecito del figlio minore.

Stando alla ricostruzione dell'accaduto, un ragazzino di nove anni prese in mano il decespugliatore del padre e con questo, inavvertitamente, ferì un altro bambino, vicino di casa, con un taglio profondo alla coscia destra e alla mano destra. Il genitore del feritore patteggiò una condanna in sede penale. Quindi si aprì il processo civile, portato avanti dai genitori del bimbo di sei anni per il risarcimento dei danni. Nel 2008 il tribunale di Frosinone condannò padre e madre del feritore alla somma di 52.208 euro. Il magistrato ritenne integrata la responsabilità dei genitori «sotto il duplice profilo della culpa in educando (per non aver impartito al minore un'adeguata educazione) - scrivono i giudici della Cassazione - e della culpa in vigilando (per non aver sorvegliato sulla condotta del minore)».

Questi ultimi si appellarono, ma i giudici di secondo grado, confermarono in toto la pronuncia del tribunale del capoluogo ciociaro, il 30 ottobre 2013. Nelle more, peraltro, i legali del piccolo ferito, gli avvocati Calogero e Francesca Nobile, hanno intrapreso anche un'azione revocatoria per bloccare la vendita di alcuni beni da parte dei genitori del feritore. Il ricorso è stato accolto con retrocessione del bene ai venditori. Ma anche in questo caso la decisione è stata impugnata. Ora invece la Cassazione ha scritto la parola fine al contenzioso in sede civile per il risarcimento del danno, dichiarando, con un'ordinanza, il ricorso inammissibile.

«In specie - osservano gli ermellini - alcuna censura è formulata in ordine ai presupposti integranti ex art. 2048 codice civile la accertata responsabilità dei genitori».

Per i giudici il ricorso finisce con il «provocare un (non consentito) riesame delle emergenze istruttorie e un'inaccettabile nuova pronuncia del fatto, del tutto estranea alla natura ed alla finalità del giudizio di legittimità».

Da qui l'inammissibilità del ricorso e la condanna dei genitori del feritore, oltre al risarcimento del danno quantificato in 52.208 euro che, con gli interessi e la rivalutazione monetaria, ora arriva a 105.000 euro, al pagamento di altri 20.000 euro, di cui la metà per le spese di giudizio.