Solo le urla dell'anziana donna avevano evitato il peggio e cioé che una tentata rapina finisse nel sangue. I fatti risalgono al 13 luglio dello scorso anno ed hanno come protagonisti un gruppo di malviventi ciociari per i quali adesso sono arrivate le condanne del giudice dopo mesi di indagini e accertamenti meticolosi. La donna - come hanno ricostruito investigatori e inquirenti - all'improvviso, mentre era nel corridoio della sua abitazione in Toscana, si era trovata dinanzi due banditi che con inaudita ferocia avevano iniziato a riempirla di botte, calci e pugni inferti senza alcuna pietà. La coppia voleva sapere dove era nascosta la cassaforte con i soldi e i gioielli di famiglia. Di fronte alle resistenze della proprietaria di casa la coppia aveva allora afferrato per la gola la nipotina di soli cinque anni minacciando di ucciderla se non gli fosse stato detto dove si trovava il forziere. "Stai zitta - avevano intimato i due alla poveretta - altrimenti uccidiamo la ragazzina". Inutilmente. La donna ha continuato ad urlare, sempre più forte e a chiedere aiuto. Infine, i banditi, visto che la situazione si faceva pericolosa per loro e che da un momento all'altro potevano arrivare le forze dell'ordine, hanno deciso di fuggire ed hanno raggiunto la strada dove ad attenderli c'era un terzo complice a bordo di un'auto con la quale se la sono data a gambe levate. 

Come detto, era il 13 luglio del 2017. Dopo un anno esatto di indagini, ieri mattina - come riporta anche Il Mattino - sono arrivate le condanne, accusati di tentata rapina e di lesioni, per due dei tre esecutori materiali e per i due mandanti del fallito colpo – individuati grazie alle indagini degli investigatori della Squadra Mobile di Pistoia – sono arrivate le condanne. Processati per rito abbreviato, il giudice dell'udienza preliminare Patrizia Martucci ha inflitto 3 anni e 4 mesi di reclusione ai due mandanti Beniamino Peloso, 63 anni, e Wiliam Baldo, 38, entrambi di Torre Cajetani (Frosinone), e a Piero Lucci, 54 anni, anch'egli della cittadina del Frosinate, che era alla guida dell'auto e ritenuto l'organizzatore della fallita rapina. Condannato a 2 anni e 8 mesi invece Alexander Richard Colon Disla, dominicano di 23 anni residente a Terni, che, assieme al connazionale Cornelio Tiburcio Abreu, 29 anni, residente a Desenzano del Garda ma attualmente irreperibile, era entrato nella villetta della donna (63 anni) per eseguire il colpo.

Un colpo, secondo quanto poi ricostruito dai poliziotti della Mobile guidati dal vicequestore Antonio Fusco, ideato dal Peloso, che con la vittima aveva convissuto per 13 anni a Frosinone: per questo sapeva che la donna teneva nella sua abitazione tutti i propri gioielli, di ingente valore. L'uomo ne aveva parlato con Baldo, che avrebbe poi fatto da tramite con Piero Lucci. Che a sua volta aveva messo insieme una banda di sudamericani (all'inizio, tre o quattro in tutto) con cui era arrivato in Valdinievole.

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