Ma c'è chi l'acqua la ruba, oppure non la paga. A scapito degli altri. Tanto da far lievitare i costi della tariffa fino a 605 euro a famiglia. A scatenare la caccia a morosi e abusivi è proprio il gestore idrico. L'Acea sta, infatti, mappando il territorio alla ricerca di chi usufruisce del servizio idrico in provincia di Frosinone senza pagare o captando l'acqua senza autorizzazione. Che la situazione sul fronte della morosità sia grave è desumibile anche dal ricorso al Tar presentato dall'Acea Ato5 contro la deliberazione sulle tariffe e la risoluzione contrattuale votata dai sindaci.

Lì nero su bianco, l'azienda indicava in 21,48% il tasso di evasione definendola «al di sopra di qualsiasi percentuale ritenuta ammissibile dall'Aeegsi», l'autorità per l'energia elettrica, il gas e l'acqua. Stando così le cose, l'Acea ha deciso per una mappatura del territorio. Il punto di partenza è un dato che ha insospettito i vertici dell'azienda romana: secondo alcune stime, a fronte di circa 300.000 utenze elettriche in provincia, ci sono solo 185.000 utenze allacciate al servizio idrico. Un lavoro che procede incrociando diverse banche dati. A partire da quelle dei Comuni. Ma, come rilevato, dal presidente di Acea Ato5 Stefano Magini, le amministrazioni non collaborano alla richieste del gestore.

«Troviamo non poche difficoltà nell'andare a caccia degli evasori», ha spiegato il dirigente. C'è dunque ritrosia da parte degli enti locali a fornire dati incrociabili con quelli di Acea. Il punto è che per i Comuni potrebbe risultare impopolare denunciare gli allacci abusivi. Soprattutto se chi ha un allaccio abusivo poi vota alle elezioni amministrative. Utili a tal proposito, comunque, potrebbero risultare le informazioni relative alle proprietà immobiliari e all'utenze del servizio di raccolta dei rifiuti. E pertanto se qualcuno paga la tariffa sui rifiuti e non l'acqua, lì potrebbe nascondersi un'evasione o addirittura un allaccio abusivo. Allacci abusivi che vengono inseguiti anche con altri strumenti.

La verifica tra acqua immessa e consumata può essere un altro indicatore. Ecco allora che il dato sulla dispersione idrica, da sempre tallone d'Achille della provincia, è strettamente collegato anche all'abusivismo. Del resto il calcolo è dato dalla differenza tra acqua immessa e acqua fatturata. E dunque non tutta la quota, pur elevata, di dispersione è causata dalle reti colabrodo. Una buona fetta, che dovrebbe aggirarsi sul 20% delle utenze, è abusiva o morosa. La necessità di stanare gli abusivi è una delle richieste che la Sto, la segreteria tecnica operativa fa al gestore. Convinta che il 70% di perdite della rete sia un dato esagerato. Recentemente la Sto ha scritto all'Acea per sollecitare un «massiccio censimento delle utenze, specialmente nei nuovi insediamenti abitativi» e laddove i Comuni non hanno consentito l'installazione dei contatori. Nel mirino in particolare sono finiti Guarcino e il quartiere San Bartolomeo ad Anagni, ma altre situazioni critiche sono state già individuate. Si tratta di un obiettivo da inseguire, a lungo termine, anche ai fini di un abbassamento della tariffa. Come per l'evasione fiscale, pagare tutti equivale a pagare meno, almeno per chi già paga».