Si sono presentati dimissionari alla riunione del direttivo cittadino di ieri sera. Norberto Venturi e Francesco Brighindi, rispettivamente segretario e presidente del circolo frusinate dei Democrat, hanno voluto lanciare un segnale dopo la disfatta alle comunali di Frosinone. Il messaggio è che non si può continuare a fare finta di nulla. Non dopo essere rimasti sotto il 10%, non dopo la vittoria al primo turno di Nicola Ottaviani. Non dopo aver preso atto che 17 candidati consiglieri su 32 hanno preso meno di dieci voti. Eppure, il rischio è sempre lo stesso, che cioè alla fine resti tutto come prima. Come del resto è successo dopo le sconfitte a Cassino, Sora e, prima ancora, a Ceccano.

Sul piano provinciale, la riunione della direzione è stata fissata per lunedì 26 giugno: forse parteciperà anche il segretario regionale Fabio Melilli. Ieri sera riunione dei leader: il segretario provinciale Simone Costanzo, il presidente Domenico Alfieri, i senatori Francesco Scalia e Maria Spilabotte, il deputato Nazzareno Pilozzi, l'assessore regionale Mauro Buschini, il consigliere regionale Marino Fardelli e Francesco De Angelis, leader di Pensare Democratico, l'area maggioritaria del partito in provincia.

Scalia ha detto no ad ipotesi di una segreteria unitaria. Nessun "soccorso" a Costanzo e messaggio chiaro a De Angelis: "Se volete sfiduciare il segretario, fatelo voi". In ogni caso il congresso provinciale potrebbe farsi lo stesso, sulla scia di quello nazionale. Per quanto riguarda la disfatta di Frosinone, da un lato è stato sottolineato che in cinque anni l'opposizione in consiglio comunale è stata debole e che le fratture non sono state ricomposte, ma dall'altro si è cercato di difendere l'indifendibile.

Concentrando l'attenzione sul fatto che Ottaviani ha preso meno voti delle liste e che il problema vero sono le alleanze visto che i Dem hanno ottenuto più o meno lo stesso risultato del 2012. Duro il giudizio di Maria Spilabotte, a giudizio della quale in cinque anni non c'è stata opposizione né dal circolo né dal gruppo consiliare. La senatrice ha aggiunto che mai è stata organizzata una riunione per mettere intorno allo stesso tavolo Domenico Marzi, Michele Marini e Gianfranco Schietroma. Frenata sull'opzione di una rottura con Alternativa Popolare alla Provincia, perché alla fine non si farebbe altro che aprire un altro fronte. Il punto vero è che il Partito Democratico dà la sensazione di navigare a vista e di non riuscire ad andare oltre una fragilissima tregua armata tra le varie correnti. Perché poi alla fine la concentrazione dei leader è sempre sulle candidature che contano: Camera, Senato e Regione Lazio. Il problema è che le truppe nei vari Comuni appaiono demotivate. Ma i generali vanno avanti.