Dai bolidi della Formula 1 a quelli che solcano le onde. La passione per le auto da corsa spesso e volentieri si associa a quella per le barche. Così un imprenditore ciociaro, in gita al Principato di Monaco, per assistere al Gran premio di Formula 1, ha pensato bene di dare un'occhiata anche alla banchina e di acquistare un'imbarcazione da duecentomila euro.

Peccato solo che, al primo utilizzo, il quindici metri è rimasto in panne: con un doppio dispiacere per l'imprenditore. Dover rimandare la sorpresa alla moglie, ma soprattutto dover fare i conti con l'autorità di polizia monegasca per via del fatto che il motore, che si era rotto, in realtà apparteneva a un'imbarcazione rubata in Spagna.

La storia

A fine maggio l'imprenditore si reca, per il weekend, con la moglie e un'altra coppia di amici di Frosinone ad assistere alla corsa automobilistica. L'uomo si concede qualche momento di svago e nota una serie di barche in vendita. Chiede informazioni e così comincia una trattativa con quello che, in apparenza, è un magnate russo. Il ciociaro si interessa a un Princess 56 Fly. Domanda un po' in giro per rendersi conto delle valutazioni di una barca usata. E quando si accorda per duecentomila euro è convinto di aver strappato un buon prezzo, comunque in linea con le quotazioni di mercato.

La trattativa

Ciociaro e russo si rincontrano, vanno dal notaio e si accordano per un anticipo di 100mila euro, da versare con bonifico e due assegni da 50mila euro l'uno, datati fine luglio e fine agosto. A giugno, l'uomo torna a Montecarlo per gli ultimi dettagli dell'operazione e, per fare una sorpresa alla moglie. È in compagnia di un amico, esperto di barche per una valutazione dell'affare. Chiedono al russo di provare il Princess, ma riescono a fare poche miglia. L'imbarcazione li pianta in asso in pieno mare. I due chiamano i soccorsi e vengano trainati in porto. Così affidano l'imbarcazione a un cantiere per la riparazione del guasto che interesse il motore. L'uomo lascia il suo recapito d'albergo e torna in camera.

Il giorno dopo a bussare alla sua porta non sono i meccanici, ma la polizia monegasca. Che gli contesta il reato di ricettazione: il motore che si era rotto risulta rubato da un altro natante, in Spagna l'anno prima. E la polizia sequestra motore e fuoribordo per fare ulteriori accertamenti. Non si esclude che anche la barca possa essere provento di furto. Il ciociaro, dal canto suo, va alla ricerca del russo, che si è volatilizzato. Anche il suo ufficio, con tanto di tabella, non esiste più. A quel punto, tornato a casa, decide di affidarsi agli avvocati Carlo Mariniello e Stefano Popolla, con i quali prepara una dettagliata denuncia per truffa nei confronti del russo, o presunto tale, e chiede il sequestro dei titoli non ancora incassati.

L'uomo acclude una serie di testimonianze per documentare la sua assoluta buonafede nell'acquisto. Lui, di certo, non poteva sapere che il motore del natante era rubato. Così come pure il prezzo pagato non poteva certo fargli pensare a una "sorpresa". Ora nel fascicolo per la ricettazione è stata acclusa anche la denuncia per truffa. È stato chiesto il sequestro dei titoli non ancora bancati e del patrimonio del russo, per riavere indietro l'acconto già incassato.