Si è in attesa della perizia psichiatrica, disposta dal Pm, che arriverà a breve e sulla base della quale si deciderà anche una eventuale diversa collocazione di Pamela Celani, 27 anni, dall'altro ieri nel carcere di Rebibbia a Roma, per l'omicidio di Felice Lisi, 24 anni. Martedì scorso stretta da rimorso e incastrata dalle risultanze dell'esame condotto dal Ris nell'abitazione di via Guardaluna, a Ceprano, dove è avvenuto il delitto, la giovane di Alatri ha confessato.

Dal reparto di psichiatria di Frosinone, dove era stata ricoverata dal 31 maggio scorso, giorno in cui è morto il ventiquattrenne originario di Cassino, è stata accompagnata in stato di fermo nel carcere femminile della Capitale. Questa mattina il suo avvocato Alessio Angelini andrà ad incontrarla in carcere. Pamela sarà seguita, anche in questa fase, dalla psicologa e criminologa Roberta Bruzzone. Ora, dopo la confessione, cambia anche la strategia difensiva. Le scelte dell'avvocato Angelini e della dottoressa Bruzzone saranno orientate proprio sulle condizioni psichiatriche della ragazza. Allo stato quella della carcerazione preventiva è sembrata la soluzione più opportuna al Gip dal momento che il luogo di cura presso il quale è stata ospitata fino all'altro ieri Pamela, in realtà, poco si prestava ad accogliere un soggetto con queste patologie e sottoposta a misura cautelare, in quanto struttura aperta al pubblico e con pazienti che possono ricevere visite.

Pertanto, fino a quando è stata a piede libero, la ventisettenne è rimasta nella struttura dello Spaziani, dopo il fermo è stata destinata nel carcere di Rebibbia in considerazione delle sue condizioni patologiche e psichiatriche. L'alatrense per due volte, durante gli interrogatori, aveva sostenuto di non essere stata lei e che il compagno si era ferito da solo con il coltello. Continuando a non convincere la sua versione, sono stati svolti dai carabinieri, anche approfondimenti sia di natura tecnico–scientifici sia attraverso tradizionali attività di indagini.