Pamela Celani si trova nel carcere di Rebibbia, a Roma, in stato di fermo, emesso dal sostituto procuratore della locale Procura, Rita Caracuzzo. Dopo gli esami del Ris la ventisettenne di Alatri ha confessato di aver sferrato lei il fendente mortale contro Felice Lisi, 24 anni, ucciso il 31 maggio scorso con una coltellata al cuore. La ventisettenne, originaria di Alatri, al termine delle formalità di rito e dopo l'interrogatorio di garanzia del Gip, Francesco Mancini, è stata accompagnata nella Casa circondariale della Capitale, anche in considerazione del fatto che Rebibbia ha un ottimo reparto di psichiatria. Dopo tredici giorni, la svolta sulle indagini dellamorte di Felice, originario di Cassino, trovato morto nella abitazionepaterna di via Guardaluna, a Ceprano, dove viveva da qualche mese proprio con Pamela. Stretta da rimorso e incastrata dalle risultanze dell'esame condotto dal Ris lunedì scorso, l'alatrense, difesa dall'avvocato Alessio Angelini, è crollata. Ora, dopo la confessione, cambia anche la strategia difensiva. Le scelte dell'avvocato Angelini e della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, consulente di parte di Celani, saranno orientate proprio sulle condizioni psichiatriche della ragazza. Il Pm ha disposto una consulenza psichiatrica. Si è in attesa, ora, della perizia che arriverà a breve e sulla base della quale si deciderà anche una eventuale diversa collocazione della Celani. Martedì il Nucleo investigativo, con il supporto di personale dell'Aliquota operativa della Compagnia di Pontecorvo e della Stazione di Ceprano, ha dato esecuzione al provvedimento. Sin da subito le investigazioni sono state orientate nei confronti della compagna, accusata di omicidio volontario. E proprio la compagna era corsa a chiedere aiuto a un vicino riferendo di essere stato Lisi ad infliggersi il colpo mortale mentre discuteva animatamente con lei. Tesi che la ventisettenne aveva continuato a confermare anche nei due precedenti interrogatori. Continuando a non convincere la versione della ventisettenne, sono stati svolti approfondimenti sia di natura tecnico – scientifici sia attraverso tradizionali attività di indagini. Per quelli scientifici, personale del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Frosinone, congiuntamente al consulente del P.M., personale del Ris di Roma nominato per l'esigenza e alla dottoressa Bruzzone, incaricata dalla controparte, eseguivano accesso sulla scena del crimine riuscendo a ricostruire una verosimile dinamica di quanto fosse avvenuto attraverso l'analisi e lo studio del posizionamento delle tracce di natura ematica rinvenute sul pavimento e in alcuni punti di una parete, nonché le impronte da calpestio. La famiglia di Lisi, che si è affidata all'avvocato Claudio Persichino, che a sua volta si è rivolto al criminologo Marco Romano, non approvava la relazione di Felice con Pamela. E proprio lui, una settimana prima del delitto per difendere il suo "amore" aveva discusso con i genitori ed era finito in manette per la seconda volta a distanza di 24 ore. La prima per un furto, compiuto insieme alla compagna, ai danni di un'anziana. E proprio su questi episodi e per i soldi che non avevano, sarebbe sfociata la discussione, finita con l'uccisione di Felice.