Ucciso da una coltellata tra il collo e lo sterno. Il delitto è avvenuto lo scorso 31 maggio in via Guardaluna, a Ceprano. La vittima, Felice Lisi, 24 anni, era originaria di Cassino. Ma da qualche tempo viveva in un'abitazione di famiglia a Ceprano, a ridosso della centrale elettrica vicina al lago di Collemezzo. Proprio in quell'abitazione, dopo il primo sopralluogo effettuato nell'immediatezza dei fatti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Frosinone, del Nucleo operativo di Pontecorvo e della stazione di Ceprano, il Reparto investigazioni scientifiche di Roma lunedì ha compiuto una serie di accertamenti. Hanno effettuato rilievi, sono andati a caccia di tracce di sangue e scattato fotografie.

Per quell'esame la difesa della ragazza si è fatta assistere dalla criminologa Roberta Bruzzone, mentre il legale della famiglia Lisi, l'avvocato Claudio Persichino, si è rivolto al criminologo Marco Romano. Pamela, sin da subito, è stata indagata per omicidio, ma è rimasta a piede libero in attesa dei risultati dell'autopsia e degli ulteriori rilievi richiesti dal pm Rita Caracuzzo. È stata ricoverata e presa in cura nel reparto psichiatrico dello Spaziani di Frosinone. Fino alla svolta di ieri pomeriggio, quando alle 15 è stata nuovamente interrogata ed allora ha confessato. Nei primi due interrogatori davanti al sostituto procuratore, il primo dei quali interrotto per lo stato di profondo shock della donna, Pamela aveva respinto ogni responsabilità.

Ora, dopo la confessione, cambia anche la strategia difensiva. Le scelte, concordate con l'avvocato Alessio Angelini e la criminologa nonché psicologa forense Roberta Bruzzone, saranno orientate sulle condizioni psichiatriche della ragazza e sul percorso clinico da intraprendere. Lo stesso pubblico ministero ha disposto una consulenza psichiatrica della ragazza che da anni sarebbe in cura. Pamela e Felice vivevano da due mesi nella casa di Guardaluna senza luce, gas e acqua, attenzionati dai servizi sociali del Comune di Ceprano. Li avrebbero voluti portare in comunità, ma tutto è degenerato. Anche la famiglia di Felice aveva provato a fargli chiudere quella relazione, ma sempre inutilmente.

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