Un cortocircuito è bastato a mandare in tilt il principale snodo ferroviario d'Italia. Una scintilla, un po' di fumo e la stazione Termini ieri sera è andata in panne. Paralizzato tutto il traffico. Tanto in entrata quanto in uscita. Sia i modernissimi «Freccia rossa» che quei convogli spesso troppo simili ai carri bestiame che ogni giorno portano nella capitale l'esercito dei pendolari del Lazio. Con il risultato che, nel caos più completo, unito alla tristemente nota scarsa capacità tutta italiana e romana di gestire emergenze e fornire in tempi accettabili informazioni utili ai cittadini, centinaia di viaggiatori si sono trovati bloccati in stazione o direttamente sui treni. Senza sapere quando quell'incubo sarebbe finito. Pontini e ciociari in testa.

A bloccare il Lazio e mezza Italia è stato appunto, in base alle prime informazioni circolate, un corto circuito verificatosi in una sala di servizio che alimenta la corrente della cabina di controllo della stazione Termini. Quello che poteva essere un guasto an- che banale ha però causato un disastro. Mancando l'energia elettrica si sono infatti subito attivati i circuiti di sicurezza, tutti i segnali di avvio sono andati in rosso e sono saltati anche i tabelloni che dalle banchine forniscono notizie ai viaggiatori su treni in arrivo e in partenza.

Un cortocircuito verificatosi attorno alle 19.10 che nell'era del web ha poi portato l'ansia ad aumentare e a diventare panico quando i pendolari, disorientati e senza ricevere alcuna notizia, hanno iniziato a postare sui social network e a twittare immagini di una calca impressionante in stazione, tabelle fuori uso e treni immobili. «Qui è il panico», è stato il messaggio che è rimbalzato da un capo all'altro della rete. Nelle province di Latina e Frosinone si sono così trovati da un lato le centinaia di pendolari fermi a Termini o sui treni, senza sapere quando e come sarebbero riusciti a tornare a casa, e dall'altro le migliaia di persone a casa, in ansia di avere qualche informazione sui loro cari «prigionieri» sulla strada ferrata.

Sul posto, dove si è verificato il guasto, è quindi intervenuta una squadra dei vigili del fuoco, che ha messo in sicurezza l'impianto e appurato che non vi erano feriti o intossicati. Un'emergenza che le Ferrovie hanno tentato di gestire con uno scarno comunicato: «Per un guasto tecnico nella stazione di Roma Termini, il traffico ferroviario nel nodo di Roma è sospeso dalle 19.10. In corso la riprogrammazione dell'offerta commerciale con ritardi, cancellazioni e limitazioni di percorso. Sul posto sono presenti le squadre tecniche di Rfi».

Burocratese ben presto tradottosi con la pesante notizia, diffusa dagli altoparlanti, che tutti i treni avrebbero subito 120 minuti di ritardo. Almeno. Senza contare le ripercussioni su tutta la rete ferroviaria, con convogli fermati an- che a Firenze e Napoli. E aggiungendo l'incubo, che chi viaggia ben conosce, della perdita, a causa di ritardi del genere, delle corse da prendere in stazioni di scambio come Termini, per poter proseguire verso casa.

La testimonianza

Nell'inferno della stazione Termini anche centinaia di pendolari ciociari. Tra questi Alberto Fantini di Ferentino, che ha raccontato una situazione drammatica e paradossale: «Sono arrivato in stazione per prendere il treno delle 19.42 diretto a Cassino - ha detto - quando, a un certo punto, i display si sono spenti. Abbiamo iniziato a chiederci cosa fosse successo e di lì a poco le persone si sono trovate in pieno caos. Non solo non arrivavano treni ma, quel che è peggio, nessuno ci dava alcun tipo di informazione. Solo più tardi e per caso, quando qualcuno si è imbattuto in due agenti della Polfer, abbiamo capito che c'era stato un guasto a quello che chiamano il "web service" e che ci sarebbero volute almeno due ore prima che si potesse ripristinare qualcosa. Alcuni ciociari sono andati a prendere il pullman all'Anagnina, altri sono rimasti ancora lì nella speranza che qualcosa si muovesse. Qualche annuncio dagli altoparlanti è arrivato solo dopo molto tempo. Una situazione davvero incresciosa».