«Abbiamo cercato di calmare Emanuele e l'altro ragazzo dentro il locale ma non si sono calmati. Cerchiamo prima di calmare e poi ci prestiamo ad accompagnarli verso l'uscita, questo è il nostro lavoro».

Si è difeso così Michael Ciotoli, nel corso di un'intervista a Chi l'ha visto? Sostenendo di non aver preso parte al pestaggio di Emanuele. E alla domanda: se ha cercato di capire il motivo della discussione, ha risposto: «non era nostro interesse, io mi limito a tutelate il locale e i clienti. Quello che succede fuori dal locale per il quale lavoro, non interessa. Io sono lì non per la piazza, non per le macchine, non per le zone circostanti».

Aggiungendo pure: «sono uscito un attimo ho visto che stavano cominciando ad alzare le mani altre persone. Non so chi siano, né cosa hanno fatto. Io sono rientrato per continuare la serata. Non è che ogni volta che qualcuno litiga ti puoi mettere fuori a chiedere cosa è successo».

Facendo poi notare: «tante persone parlano e non sanno quello che dicono. Solo chi era presente sa cosa è successo. Ovviamente dispiace a tutti quanti perché era un ragazzo giovane ma anche se avesse avuto più di 20 anni per me era la stessa cosa. È successa una disgrazia che non doveva accadere. Saranno sicuramente stati banali i motivi che hanno portato a questo. A me da fastidio solo che tutte le persone che non hanno assistito ai fatti si permettono di parlare e fare delle accuse nei nostri confronti. Non lo ritengo giusto anche perché uno lavora per portare da mangiare a casa e non per fanaticheria. Questo è tutto».