Dal ponte il Castello dei Conti de' Ceccano abbaglia per la sua maestosità ma subito sotto un pugno in un occhio: il sottostante Palazzo Bovieri o quel che resta della storica dimora dell'antica casata nobile ceccanese. Un edificio cadente che fa brutta mo- stra di sé ormai da molti decenni. Ora però è iniziata la messa in sicurezza dell'edificio fatiscente sito tra via San Pietro e via San Quinziano, perché l'ordinanza sindacale dello scorso 6 marzo ha sortito gli effetti sperati e i co-proprietari Anna Bovieri e Co.a.p. (società frusinate Costruzioni-appalti-progettazioni) hanno avviato l'intervento di scrostatura dell'intonaco pericolante, rimozione dei ponteggi, consolidamento della copertura e verifica della stabilità di quelle facciate da cui piovono giù pezzi di "vergogna" con un semplice soffio di vento. Daniela e Antonella, residenti in via San Quinziano, ricordano all'unisono «la notte di paura vissuta alla fine del 1978 quando crollò all'improvviso (intorno alle 22.30, ndr) quest'ala del palazzo e le macerie piombarono fino a un centinaio di metri di distanza».

«Solo il destino volle che nessuno ci finì sotto» aggiunge la madre dello scrivente che all'epoca abitava lì con suo marito, era in dolce attesa del primogenito e fu tra gli sfollati. Da lì in poi molteplici e perlopiù inascoltate richieste di ristrutturazione e la costruzione di uno "scheletro" che a distanza di quasi quarant'anni continua a rovinare la più classica cartolina di Ceccano.

Finalmente è scattata la fondamentale operazione-sicurezza, ma il decoro e la rilevanza storica? L'edificio fu eretto tra il XVII secolo e il 1867 e alla fine dell'Ottocento l'ingegner Francesco Bovieri, stimato professionista e studioso, vi realizzò un osserva- torio sismico all'avanguardia in Europa. La sua figura è stata omaggiata nel "Calendario Artistico 2017", promosso da dieci anni dall'associazione "L'Altra Ceccano" e dall'assessore alla cultura Stefano Gizzi, che da tempo auspica il restauro di Palazzo Bovieri. L'amministrazione comunale pare avere le mani legate e quello resta uno dei monumenti al degrado della città.