Si sono rifiutati di aprire la porta del bagno a un piccolo che aveva necessità di fare pipì. E questo, come denunciato dalla famiglia, solo perchè non aveva consumato.

Una storia che potrebbe avere anche delle conseguenze per l'attività che si trova in pieno centro, a Cassino. Ma che, in ogni caso, fa riflettere.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti il piccolo avrebbe manifestato l'impellente bisogno di andare in bagno. Ben lontani da casa e senza potervi far ritorno nell'immediatezza, i suoi genitori avrebbero atteso che il piccolo entrasse nel bar per poter usufruire dei servizi igienici. Ma dopo due minuti la risposta dei titolari avrebbe spiazzato i coniugi: al bambino sarebbe stato negato l'accesso al wc senza consumazione.

La soluzione è stata trovata usufruendo del bagno di un altro bar vicino. Ma di fatto, passata "l'emergenza", la famiglia si sarebbe sentita vittima di un diritto negato. E per questo ha allertato i carabinieri.

Il riscontro

Quando i carabinieri della Compagnia di Cassino (agli ordini del maggiore Silvio De Luca) hanno accertato cosa fosse accaduto hanno passato tutto - per competenza - al Nas di Latina. Sono i colleghi del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma a dover stabilire se sussitano profili tali da proseguire in azioni mirate contro l'attività.

Il punto di riferimento per capire a livello legislativo quale possa essere la situazione e quali siano i limiti di discrezionalità del titolare dell'attività (tranne quando si parli di un club) è l'articolo 187 del Tulps che, tuttavia, mantiene delle zone d'ombra sull'aspetto interpretativo. Di certo è scoppiato il caso. La città, indignata, ha espresso vicinanza alla famiglia e condannato sui social l'attività "senza cuore".
Sarà il Nas ora a doversi pronunciare.