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15 gennaio: nasce Wikipedia, l' Enciclopedia che da valore alla cultura partecipativa
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15 gennaio: nasce Wikipedia, l' Enciclopedia che dà valore alla cultura partecipativa

Cultura & Spettacolo

Per molti di noi, "nativi" o "immigrati" digitali poco importa, può essere difficile, tanto da poterci parere surreale, anche solo ricordare (dati anagrafici permettendo) com’ era la nostra vita prima di internet. Eppure, poco più di dieci anni fa, la struttura del web, che permea oramai ogni attimo della nostra quotidianità, era del tutto lontana dalla piattaforma di partecipazione che è adesso: un ambiente statico, privo di immagini e collegamenti ipertestuali, che catturava l’interesse perlopiù di curiosi e appassionati di informatica.

Agli inizi del duemila le porte del web si aprirono a industriali e a facoltosi uomini d'affari, che diedero vita alle prime start-up online. Tuttavia l'entusiasmo che animava questi primi conquistatori del cyberspazio si rivelò alla fine controproducente. Nel 2001 infatti, tutti i settori della New Economy furono travolti da un clamoroso fallimento, risultato di investimenti alquanto azzardati da parte di azionisti che tennero poco in conto l'effettiva stabilità delle neo-nate start-up. Le poche aziende sopravvissute al disastro (Tra cui in primis Google, Amazon e Yahoo!) dovettero così reinventarsi, il che voleva dire adeguarsi alle nuove tendenze e coinvolgere nuovi tipi di utenti. Si aprirono così le porte al Web 2.0, dove la parola chiave era “partecipazione”. 

Secondo Tim O' Reilly, pioniere del nuovo web, "Dietro al successo dei giganti sopravvissuti al collasso della vecchia piattaforma ci fu la consapevolezza di aver abbracciato la potenza del web per sfruttare l'intelligenza collettiva. (...) Qualcosa di completamente diverso dalla vecchia e rigida impostazione, un modello nuovo che promuove e al tempo stesso si nutre delle interazioni con e tra gli utenti." 

Le tecnologie messe in campo dal Web 2.0 per favorire la diffusione dei contenuti online sono molteplici e in continuo aggiornamento, ma tutte convergono nella direzione della cultura partecipativa. Fu proprio nel 2001, in questo clima di effervescenza collettiva che nacque una delle enciclopedie virtuali a carattere collaborativo più note e consultate al mondo, Wikipedia. La piattaforma prese il via come progetto complementare di Nupedia, un progetto per la creazione di un'enciclopedia libera online, le cui voci erano scritte da esperti volontari attraverso un processo formale di revisione.

L'obiettivo di Wikipedia era quello di creare un'enciclopedia libera, ovvero accessibile a tutti e a contenuto aperto, e "universale" in termini di ampiezza di argomenti trattati. Jimmy Wales, uno dei suoi fondatori, nel ricordare le ragioni che l'hanno vista nascere, parla di "uno sforzo per creare e distribuire un'enciclopedia libera della più alta qualità possibile a ogni singola persona sul pianeta nella sua propria lingua".  La logica su cui poggia la struttura di questo modello enciclopedico è quella dei wiki, da cui prende il nome. Il wiki è un insieme di documenti ipertestuali che consentono agli utilizzatori del sito che li contiene di partecipare attivamente alla loro stesura, modifica o cancellazione.

In questo modo Wikipedia risponde perfettamente, non solo alle politiche della e-democracy - con tutti i vantaggi e i pericoli che può apportare un modello interamente votato alla democrazia - ma anche alle nuove modalità di interazione e produzione di contenuti che sono caratteristiche peculiari delle nuove estensioni del web 2.0, in cui i confini tra reale e virtuale si fanno sempre più labili.

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