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Incontri ravvicinati: Claudio Cirillo e i suoi primi novanta anni
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Incontri ravvicinati: Claudio Cirillo e i suoi primi novanta anni

Nazionale

Compie oggi novant’anni Claudio Cirillo, direttore della fotografia, autore della fotografia, cinematographer (nel tempo le definizioni inerenti la sua figura professionale sono cambiate). Nato a Roma, dunque, il 31 agosto del 1926, nel corso della sua carriera (non solo come responsabile della fotografia, ma anche come assistente e operatore), ha dato alla luce (è proprio il caso di dirlo) pellicole come “Pane, amore e fantasia”, “Totò, Peppino e...la malafemmina”, “Il boom”, “Vaghe stelle dell'orsa...” , “Le notti bianche”, “Un bellissimo novembre”, “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?”, “La più bella serata della mia vita”, “Permette? Rocco Papaleo”, “C’eravamo tanto amati”, “Profumo di donna”, “Café Express”. Una carriera (iniziata nei primi Anni Cinquanta), che vede Cirillo, stringere due importanti collaborazioni su tutte, quelle con Ettore Scola e Nanni Loy. Un cinema, il suo, d’impegno civile e di grande coerenza intellettuale. Farà dono della sua vasta esperienza nel campo della fotografia cinematografia ai più giovani, insegnando presso il prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia. Fuori del suo lavoro, coltiva la sua più grande passione: la musica.

Se non avesse lavorato nel cinema, avrebbe di certo tentato la via della direzione musicale (sua vera aspirazione aggiungerei). Come lui stesso ama ricordare, durante la lavorazione di “Pane, amore e fantasia” il grande Vittorio De Sica, era solito affermare: “Chi non ha musica in sé è atto al tradimento”. Una frase, che il grande regista aveva preso in prestito da “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare. Per l’esattezza i versi sono quelli pronunciati da Lorenzo (atto V, scena I):  “Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo. Nessuno fidi mai in un uomo simile”. Ecco, Cirillo, di sicuro non ha mai tradito nessuno (i suoi princìpi, il suo lavoro, i suoi affetti): e così l’uomo supera l’artista, come raramente accade!

 

L’anno

nel 1974 Claudio Cirillo dirige la fotografia di due capolavori assoluti come “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola (girato in bianco e nero e a colori) e “Profumo di donna” di Dino Risi, entrambi con Vittorio Gassman, che lo consegnano di fatto alla storia del cinema.

 

 

 

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