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Mario Donatone: ricordando “Il Padrino III”
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Mario Donatone: ricordando “Il Padrino III”

Nazionale

Nato a Tripoli, in Libia, Mario Donatone inizia la sua carriera cinematografica nel 1951 con il film Bellissima di Luchino Visconti. Nel 1990 esce “Il Padrino - Parte III (The Godfather: Part III)” , diretto da Francis Ford Coppola, terza ed ultima parte della trilogia sulla famiglia Corleone iniziata nel 1972. Donatone interpreta il sicario Mosca, che ha il compito di uccidere Michael Corleone (Al Pacino).

Come venne contattato dalla produzione del film?

Venni convocato a Cinecittà dal vice produttore del film. Non sapevo praticamente nulla di quello che mi aspettava; soltanto una volta arrivato negli studi, scoprii di dover provare con il grande Francis Ford Coppola. Tradussi in mezz’ora, dall’americano al siciliano, la parte che mi toccava provare. Dopo il primo provino mi disse: “You aren’t good for me” , cioè “tu non sei adatto per me”. In realtà, non avevo capito il genere di personaggio che dovevo interpretare. Allora presi maggiori  informazioni e mi ripresentai, chiedendo al regista la cortesia di farmi riprovare la parte per un’ultima volta. A Cinecittà, ricordo, tutti si complimentarono per il mio provino, ma io volevo sapere cosa ne pensasse Coppola e allora mi fu riferito che ne era rimasto entusiasta. Dai sette giorni di contratto inizialmente previsti, passai a settantasette giorni, spalmati nell’arco di dieci mesi, tra l’Italia e gli Stati Uniti, tra Palermo e New York. Quando ero in America, mia moglie mi accompagnava ed era ospite della famiglia Coppola, pensi, io non dovetti mai pagare nulla per la sua sistemazione. Per l’esattezza io non lavorai settantasette giorni, ero in stand-by, come si usa dire e giravo nei giorni previsti.

Qual è stato il suo rapporto con attori così celebri, all’interno di un cast indubbiamente stellare (Pacino, Keaton, Wallach, Garcia)?

Tutti gli attori mi hanno voluto bene, davvero: a differenza del nostro cinema, gli americani trattano allo stesso modo protagonisti e non protagonisti, senza distinzione di ruoli o di importanza. C’è un grande rispetto, è veramente come una grande famiglia. Ed ero in sintonia con tutto il cast: Pacino, la Keaton, la Shire e soprattutto con Andy Garcia, di cui sono diventato grande amico. Gli attori americani non fanno i grandi, non si sentono star, sono semplicemente attori e fanno al meglio la loro professione, come ho fatto io in tutta la mia carriera. Per loro ero Mario, semplicemente! L’ultimo giorno di riprese, eravamo a New York e Al Pacino, mi disse: “Mario, we are friends”. Cosa aggiungere ancora…

Ci può parlare del suo rapporto con il regista Francis Ford Coppola?

Francis mi chiedeva ogni volta una mia opinione, un mio consiglio su come girare le mie scene: io, in Italia, un regista così non l’ho mai incontrato. Disponibile, cordiale, attento alle mie esigenze. Questo per dire in che modo squisito io sia stato trattato da tutti, durante quell’esperienza.  Gli americani sanno riconoscere quando una persona è degna del loro rispetto, della loro stima. Quando uno non è capace, al contrario, non c’è nulla da fare, ti mandano via: “money and go”. Se hai talento e sei una persona seria, ti accolgono a braccia aperte. Senza dubbio, “Il Padrino, parte terza” è il film più importante che io abbia interpretato.

La fotografia dei tre episodi de “Il Padrino” è firmata dal grande cinematographer Gordon Willis: un suo ricordo.

Un grande professionista, molto serio e indubbiamente assai preparato: con lui scherzavo molto, ma se la prendeva sempre e allora Coppola veniva in suo soccorso e gli diceva “Guarda che Mario scherza, non te la prendere…”.

Un’ultima considerazione sul suo personaggio?

Avevo capito il personaggio, l’avevo fatto mio; questo sicario, Mosca, un finto prete, credo di averlo interpretato al meglio, come faccio sempre, con tutti i ruoli che hanno accompagnato la mia carriera. Ho esordito con “Bellissima”, con la  Magnani e Walter Chiari, regia Luchino Visconti. Anna, mi voleva sempre accanto, l’accompagnavo dovunque:  “A regazzi’ – mi diceva – vie’ co’ me, bello, accompagneme…”. All’epoca ero un bel ragazzetto, non c’è che dire…ma questa è un’altra storia.

NEL VIDEO UNA SERIE DI BELLE IMMAGINI DI MARIO DONATONE 

 

 

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