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Alfonso Bergamo  parla del suo ultimo film: con Franco Nero e Giancarlo Giannini.
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Alfonso Bergamo parla del suo ultimo film: con Franco Nero e Giancarlo Giannini.

Roma

“Il ragazzo della Giudecca” (regia di Alfonso Bergamo) racconta la vicenda giudiziaria che ha sconvolto la vita del noto cantante partenopeo, di origini siciliane, Carmelo Zappulla, tra i protagonisti del cast. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Alfonso Bergamo e Craig Peritz, trae ispirazione proprio dall’autobiografia dello stesso Zappula, “Quel ragazzo della Giudecca. Un artista alla sbarra”. Il film si avvale di un cast stellare con attori come Giancarlo Giannini, Franco Nero e Tony Sperandeo. Abbiamo intervistato il regista, alle prese con le ultime riprese del suo film, la cui uscita nella sale italiane è prevista per il mese di Marzo.

Cosa l’ha spinta a portare sul grande schermo una storia così delicata?

L’immagine di un Artista dietro le sbarre di una prigione.

Come è stato dirigere attori di fama internazionale come Giannini e Nero?

Dirigere Giancarlo e Franco è stato ineffabile. È uso comune pensare che gli attori bravi sono difficili da dirigere, in realtà è esattamente l’opposto, è molto semplice dirigere grandi attori, capiscono immediatamente cosa vuoi e mettono al servizio del film la loro esperienza.

Quale sequenza del film l’ha impegnata maggiormente?

Credo il piano sequenza di 15 minuti con Giannini, Sperandeo, Diberti e oltre cinquanta comparse. Ma è stata un’esperienza incredibile. Il cinema che vorrei sempre fare.

Qual è il suo approccio con il cinema: c’è uno stile  a cui fa riferimento? Un regista da cui trarre ispirazione?

Il Cinema è una lingua che adoro parlare attraverso forti contrapposizioni, da una parte la composizione simmetrica dall’altra la trasgressione sintattica. Kubrick, Lynch, Antonioni, Ozu e Ophuls sono una continua fonte d’ispirazione. Come registi contemporanei seguo con attenzione P.T Anderson, J. Gray e N. W. Refn.

“Il ragazzo della Giudecca” è il suo secondo lungometraggio. Il primo è stato “Tender Eyes”, recitato in lingua inglese. Due film, diversi tra loro, per temi e atmosfere.

Ma entrambi cercano di raccontare e rappresentare ciò che mi ossessiona e di cui sono alla continua ricerca: il tempo.

Alfonso Bergamo è nato a Battipaglia in provincia di Salerno ma cresce e vive a Eboli, paese di cui è originaria la sua famiglia. Trasferitosi a Roma, frequenta l’Università di Cinema e Televisione, l’Accademia del Cinema di Cinecittà e infine la facoltà di Cinema della Rome University of Fine Arts, dove si laurea con una tesi su Stanley Kubrick: tesi che verrà premiata  al Campidoglio come Miglior Tesi di Laurea in Cinema. Nel 2010 dirige il cortometraggio “Ai Confini Dell’Anima”, che segna l’inizio di un sodalizio artistico con la produttrice Erica Fava e la nascita della casa di produzione cinematografica Look Inside. Nel 2011 dirige “The Labyrinth”, cortometraggio realizzato in 72 ore per il National Film Challenge (The 48 Hour Film Project), con il quale si aggiudica ben quattro premi (Audience Award, Best Cinematography, Best Make-Up, Best Thriller/Suspense). Nel 2012 dirige Vincent Riotta e Craig Peritz in “The Composition”. Nel 2014 “Tender Eyes” segna il suo esordio nel lungometraggio.

 

 

 

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