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Fuori gli atti del palazzetto crollatoLe associazioni chiedono i documenti

Il palazzetto di Ceccano crollato nel 2012

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Fuori gli atti del palazzetto crollato
Le associazioni chiedono i documenti

Ceccano

C’è chi non dimentica. E non si arrende.

Vuol sapere che cosa è successo davvero al palasport, un tempo fiore all’occhiello delle strutture pubbliche ceccanesi e che oggi giace accartocciato su se stesso. Peraltro con poche speranze di ritirarsi su presto. La battagliera associazione “Ceccano 2012”, che ha partecipato alle elezioni di tre anni fa, cerca la verità su quanto accaduto al palazzetto, sul perché il “Domenico Tiberia” si sia sbriciolato sotto il peso della neve il 3 febbraio del 2012. E sul perché da allora resti così.
La cerca ma non la trova. Non riesce ad avere in mano i documenti necessari a capire come siano andate le cose e se vi siano delle responsabilità tecniche e politiche. Il sodalizio sperava che con la fine del commissariamento e il cambio di amministrazione le cose sarebbero cambiate e che i competenti uffici di Palazzo Antonelli avrebbero messo a disposizione tutti gli atti richiesti da tempo e mai ottenuti. Ma finora l’attesa è andata delusa.
«Non c’è due senza tre - lamentano gli attivisti in una nota pubblicata sul sito dell’associazione (www.ceccano2012.net) - Siamo stati costretti a depositare per la terza volta al protocollo generale un’istanza per acquisire importanti documenti relativi ai lavori di messa a norma del palazzetto dello sport, di competenza del V settore, eseguiti nel 2010». Spiegano di aver richiesto per la terza volta il 27 agosto la nota del 2007 con cui la Regione Lazio comunica al Comune la concessione di un finanziamento di 312.468 euro, pari al 60% dell’intera spesa prevista di 519.360 euro; inoltre le delibere di Giunta, le determine dei settori tecnici, i verbali delle Commissioni consiliari, quelli dei Consigli comunali e le ordinanze che hanno come oggetto la messa a norma del palasport dal 2007 ad oggi.
Gli stessi atti erano già stati richiesti il primo aprile scorso al commissario prefettizio Sensi e al segretario comunale. «Non avendo ottenuto alcuna risposta formale scritta - spiega l’associazione - ci recammo direttamente dal segretario comunale, il quale ci rimandò nelle stanze dell’archivio generale. Dopo vani tentativi di trovare quanto richiesto, i dipendenti comunali ci consigliarono di indirizzare la stessa istanza al dirigente del V settore, visto che la documentazione richiesta era stata prodotta ed archiviata nel settore di competenza». E così ha fatto l’11 giugno scorso. «A distanza di oltre due mesi - protesta l’associazione - non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta formale».
Da qui l’appello al sindaco Caligiore che suona come un monito: «Ci auguriamo che l’attuale sindaco possa al più presto fornirci i documenti richiesti, fondamentali per far luce su quanto accadde nel periodo compreso tra giugno ed ottobre 2008 nelle oscure stanze comunali». Di più: l’associazione promette di allegare l’istanza alla memoria che verrà depositata in tribunale per l’udienza del prossimo 9 novembre. E si prepara alla battaglia legale.

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