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Martedì 06 Dicembre 2016

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Pugno duro contro chi inquina: nel mirino amianto e terra sospetta

Uno scorcio di Palazzo Antonelli sede del Comune

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Pugno duro contro chi inquina: nel mirino amianto e terra sospetta

Ceccano

L'amianto c’è ma al momento non costituisce un pericolo per i residenti della zona. Va però monitorato attentamente per evitare che le lastre si sfaldino rilasciando nell'aria le micidiali fibre. Preoccupa di più i tecnici comunali un ammasso di terra di cui non si conosce la provenienza. Potrebbe contenere rifiuti ed essere contaminata da idrocarburi o metalli pesanti. Perciò va rimossa subito.

Il sindaco Caligiore ha un bel da fare per fronteggiare l’emergenza ambientale in città. Partono così le ordinanze di bonifica. Le ultime due le ha firmate nei giorni scorsi. Una riguarda un grosso palazzo di cinque piani del centro, in via Madonna della Pace, che ha dei pannelli contenenti amianto posti lungo il perimetro del terrazzo. 

I tecnici del Dipartimento di prevenzione della Asl hanno esaminato il materiale in questione e trasmesso il fascicolo al Comune: dai campioni analizzati è risultata la presenza di asbesto (l'amianto appunto). Tuttavia i dati riferiti all'indice di degrado e all'indice di esposizione delle lastre di copertura indicano che lo stato di conservazione è “buono” e che la probabilità di esposizione alle fibre di amianto è di “livello medio”, non sufficiente dunque a far scattare l'allarme. 

Da qui l'ordine del sindaco al proprietario dello stabile: può evitare per ora la bonifica del terrazzo ma dovrà presentare un piano di monitoraggio a cura di un tecnico specializzato che tenga sotto stretto controllo le lastre ondulate in questione. Comunque potrà farlo con calma: ha due anni di tempo da quando l'ordinanza gli verrà notificata.

Tempi ben più stringenti per il secondo caso: una montagnola di un centinaio di metri cubi di terra di riporto abbandonata da tempo su un terreno a Casamarciano. La proprietà dell'area è frazionata fra tre proprietari, tutti ceccanesi, che hanno due settimane di tempo per rimuovere la terra di scavo, smaltirla in un impianto adeguato e ristabilire lo stato dei luoghi.

Il sospetto è che quella terra possa contenere rifiuti o altre sostanze inquinanti. Solo un sospetto, visto che nell’ordinanza il Comune ammette di non disporre «delle analisi qualitative dei terreni finalizzate all’accertamento dei valori di Csc (Concentrazione soglia contaminazione) relativamente ai metalli e agli idrocarburi pesanti e leggeri».

Insomma, nel dubbio meglio ripulire tutto. Così il sindaco ha ordinato ai titolari dei terreni interessati a “provvedere urgentemente e comunque entro quindici giorni dalla notifica dell’ordinanza alla rimozione del materiale abbandonato sul terreno di loro proprietà e allo smaltimento/recupero dello stesso”. 

Non solo. Prima di rimuovere la terra dovranno essere eseguite delle analisi per l'individuazione di eventuali contaminanti. E se i proprietari non ottempereranno sarà il Comune a farlo presentando loro il conto.

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