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Indagato l'abate Vittorelli Il sistema ideato per prelevare i soldi
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Indagato l'abate Vittorelli
Il sistema ideato per prelevare i soldi

Montecassino

Prelevava i soldi direttamente dai conti dell'abbazia. Questa l'accusa mossa dalla Guardia di Finanza nei confronti dell'ex abate di Montecassino dom Pietro Vittorelli. Nei suo confronti si sta eseguendo un sequestro di beni pari a 500 mila euro, possedimenti suoi e del fratello Massimo, intermediario finanziario chiamato a rispondere insieme a lui delle accuse mosse dai finanziari. 

L'ex abate di Montecassino, negli ultimi tempi, viveva a Roma per continuare la riabilitazione seguita all'ictus che lo colpì nel maggio del 2012. Rare le apparizioni in pubblico. L'ultima volta a settembre era stato visto a Fiuggi ad un convegno organizzato da Forza Italia nei panni del relatore sulle origini cristiane dell'Europa. Quell'Europa che conosceva bene, avendo rappresentato in terra il suo patrono, San Benedetto. E proprio le casse appartenenti al monastero gli erano state affidate nel corso del suo mandato, dal 2007 al 2013. Soldi, che secondo le accuse, avrebbe indebitamente prelevato per usi privati attraverso un sistema ideato insieme al fratello. La gestione economica all'interno del monastero segue linee e direttive ben precise, esiste un organismo con il compito di decidere e vigilare ma il "primus inter partes" potrebbe avere una certa facilità nella gestione anche diretta. Soprattutto laddove il presupposto è quello dell'utilizzo dei beni a fini ecclesiastici e caritatevoli. Ma, secondo la Procura, così non è stato.

La misura di oggi è stata disposta dal gip Vilma Passamonti del Tribunale di Roma, su richiesta del pm Francesco Marinaro della Procura capitolina. Dom Pietro Vittorelli, originario di San Vittore, è pertanto indagato perché durante il suo mandato, abusando del suo ruolo e avendo illimitato accesso ai conti dell'abbazia, si sarebbe appropriato indebitamente di una somma superiore ai 500 mila euro.

Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica capitolina il denaro sottratto, che doveva essere destinato ad attività ecclesiastiche e a opere caritatevoli, sarebbe invece stato riciclato, nel tempo, attraverso passaggi da un conto corrente all'altro gestiti dal fratello. L'impalcatura ideata sarebbe servita a dirottare i soldi altrove per farli tornare nella sua disponibilità.

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