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Martedì 06 Dicembre 2016

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Al via la Scuola di Alta Formazione   in Filosofia, Etica, ed Etologia

Il professore dell'Università di Cassino Marco Celentano

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Al via la Scuola di Alta Formazione
in Filosofia, Etica, ed Etologia

Cassino

Al via martedì 10 novembre il il corso della Scuola di Alta Formazione in Filosofia, Etica, ed Etologia. Alle 15.30, a portare i saluti all'interno della biblioteca Malatesta, sarà il neo rettore Giovanni Betta. Promotore dell'iniziativa, come sempre, è Marco Celentano,  ricercatore confermato, docente di Etica e Filosofia morale, e coordinatore della Scuola di Alta Formazione in Filosofia, Etica, ed Etologia, presso l’Ateneo di Cassino. Afferisce al Dipartimento di Lettere e Filosofia. Con lui abbiamo parlato dell'evento, e non solo.

Il corso della Scuola di Alta Formazione in Filosofia, Etica, ed Etologia giunge all'ottava edizione. Quale motivazioni spingono lei e il comitato scientifico-organizzativo a promuovere, ogni anno, l'evento? 

"La ringrazio per questa domanda. La nostra scuola, come sa, tenta, fin dalla sua nascita di tenere insieme tre aspetti: una didattica indirizzata all’alta divulgazione e alla formazione post-universitaria, nell’ambito delle scienze del comportamento; la creazione di spazi di dibattito e confronto tra studiosi afferenti a diverse aree disciplinari sulle tematiche trattate; la promozione di attività di tutela faunistica e ambientale. Dunque: didattica, ricerca, intervento sul territorio.

Dal punto di vista didattico e scientifico, se, nel 2008, con l’aiuto prezioso di Danilo Mainardi, partimmo da una retrospettiva su ciò che l’etologia classica, l’etologia cognitiva e l’etologia culturale avevano proposto di filosoficamente rilevante, se l’anno successivo celebrammo col tema L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo il doppio anniversario darwiniano (200 anni dalla nascita, 150 anni  dall’Origine delle specie), dal 2010 in poi abbiamo lavorato principalmente su una direttrice: lo studio comparato di alcune grandi matrici delle culture animali, ovvero, di alcuni elementi comuni alle tradizioni culturali, e alla storia sociale, di più specie animali, tra loro tanto diverse quanto possono esserlo gli uccelli canori (migliaia di specie), cetacei come le balene o i delfini, primati come l’indri o il gibbone, e gli esseri umani.

Siamo interessati al fatto che, dopo aver scoperto che fenomeni di trasmissione culturale esistono, non solo nell’uomo, ma anche in moltissime altre specie di animali sociali, stiamo oggi iniziando a comprendere che esistono anche casi di analogia o convergenza evolutiva fra le tradizioni culturali di diverse specie. Detto in modo semplice: somiglianze che riguardano, sia i processi storici che hanno portato alla genesi di determinate forme cognitive, espressive, comunicative e comportamentali, sia quelle stesse forme. Somiglianze che, naturalmente, non devono mettere in ombra le differenze tra le specie, e tra noi ed altre specie, ma rappresentano un terreno di ricerca nuovo e ricco di potenziali sviluppi di portata epocale. Noi ci stiamo concentrando su due fenomeni in particolare: la ritualizzazione come processo sociale che può avere, nel mondo animale, anche ricadute su fenomeni relativi all’eredità epigenetica e genetica, e che presenta alcune significative analogie con i processi di ritualizzazione culturale umana, e quella forma specifica di espressione e comunicazione ritualizzata, che gli uccelli hanno inventato milioni di anni prima dell’uomo, i cetacei hanno a loro volta sviluppato utilizzando un medium acustico completamente diverso, e cinque specie di primati, tra cui la nostra, hanno autonomamente maturato nel corso della loro storia evolutiva: il canto. In molte culture animali, il canto svolge funzioni analoghe a quelle che esso ha assolto, o tuttora assolve, in diverse culture umane: duelli canori sulla cui base si decide chi potrà riprodursi, duetti canori che permettono ai membri di una coppia di riconoscersi reciprocamente anche a distanza e tra molte altre voci, tradizioni canore differenziate da regione a regione, da popolazione a popolazione. Tentiamo di contribuire a formare una generazione di studiosi in grado di affrontare queste e altre problematiche meta-disciplinari, meta-antropologiche, con tutte le cautele critiche e le trasversali competenze che esse richiedono.

Quali sono stati, invece, gli sviluppi sul piano della formazione alla tutela dell’ambiente e della fauna? Quali i collegamenti col territorio?

"L’anno scorso, come sa, abbiamo coronato il sogno di portare a Cassino Jane Goodall: la donna che, per prima, negli anni Sessanta, studiò gli scimpanzé nel loro ambiente naturale, scoprì la complessità delle loro menti e culture, e riuscì a farsi accettare in una loro comunità, diventando poi l’attivista più nota al mondo nella difesa della fauna selvatica e degli ambienti naturali. Con l’aiuto del Jane Goodall Institute Italia, e del CUDARI, l’abbiamo fatta incontrare con centinaia di studenti, “normo-dotati” e “diversamente abili”, delle scuole del Cassinate,e con studenti universitari e studiosi provenienti da tutta Italia. Jane ha premiato alcuni lavori di studenti sul tema del rapporto tra gli uomini e gli altri animali, li ha ascoltati, ha raccontato loro le sue esperienze e la sua storia. Credo che per molti giovani e giovanissimi  sia stato un momento memorabile, un imprinting positivo (per usare appunto un termine etologico), che potrà predisporli ad un impegno nella difesa dei nostri parenti di altre specie, e dei contesti ambientali in cui noi e loro viviamo. Abbiamo inoltre raccolto 5000 euro in sostegno dell’orfanotrofio che il Jane Goodall Institute gestisce in Tanzania, e per la protezione degli scimpanzé del Gombe Stream National Park.

Per il futuro, abbiamo progetti ambiziosi, sia nell’ambito della ricerca, sia in relazione alle proposte formative, sia in merito agli interventi sul territorio, ma ci rendiamo conto delle sormontanti difficoltà nel reperire i fondi necessari, e facciamo sempre un passo per volta.

Sul piano della ricerca, vorremmo dare una dimensione internazionale al progetto di studio comparato delle attività canore in diverse specie animali, che da qualche anno portiamo avanti, delineando una collaborazione non sporadica con altri istituti di ricerca e stazioni di monitoraggio, italiani ed esteri. Come proposta formativa, stiamo pensando alla possibilità di un master orientato ad offrire sbocchi professionali nell’ambito della protezione faunistica e incentrato su tre cardini disciplinari : etologia; bioetica animale; formazione pratica alla protezione della fauna selvatica.

Sul piano dell’intervento sul territorio, il nostro sogno di medio periodo è creare, in un terreno limitrofo a Cassino, con l’ausilio di fondi europei, un piccolo parco che possa ospitare, in ambiente ad esse idoneo, specie animali, locali o estere, bisognose di incremento e tutela, consentendone anche lo studio in condizioni non costrittive".

La tre giorni vedrà la partecipazione di molti relatori, provenienti da università italiane e straniere. Quali saranno i temi affrontati quest'anno? Cosa si aspetta dagli incontri?

"Il programma di quest’anno illustra gli sviluppi di ambiti di ricerca  già consolidati, come gli studi sull’evoluzione e sulle specificità del linguaggio umano, e di altri settori di ricerca nati, invece, solo da pochi decenni, come l’epigenetica, che studia le forme non genetiche di trasmissione di caratteri ereditari, l’approccio eco-evo-devo, basato sullo studio degli intrecci tra relazioni ecosistemiche, evoluzione e sviluppo, o la zoo-musicologia, che studia le attività musicali negli animali non umani e indaga sulle origini della musicalità umana. Riguardo a quest’ultimo tema, sono particolare curioso di ascoltare la lezione che terrà Dario Martinelli, direttore dell’International Semiotics Institute, della Kaunas University of Technology, uno dei principali promotori di questo nuovo settore della ricerca comparata sul comportamento.

Dalla compresenza sua e di altri studiosi interessati a tali tematiche, dalle occasioni di confronto che avremo, spero possa venire, come ho già accennato, anche l’impulso ad un’ulteriore definizione del nostro progetto di studio comparato sulle funzioni sociali ed espressive del canto animale e umano".

Ad aprire i lavori sarà il neo-rettore Giovanni Betta. Quali, secondo lei, le priorità che il nuovo governo accademico dell’Uniclam è chiamato ad affrontare subito?

"In generale, penso che tutti gli atenei italiani, in primis quelli piccoli come Cassino che più di altri rischiano di soccombere, dovrebbero farsi promotori di una rivoluzione dal basso e una radicale riqualificazione dell’insegnamento superiore,  e di un movimento che promuova la restituzione di dignità e risorse al lavoro di ricercatori e docenti, coinvolgendo tutte le componenti del comparto universitario, e muovendosi in direzione opposta a quella dell’esasperata burocratizzazione, del progressivo abbassamento di livello qualitativo  dell’offerta formativa, della sistematica “predazione” di fondi e risorse un tempo destinate all’istruzione, cui abbiamo assistito, con sostanziale acquiescenza del corpo docente e della CRUI, da decenni a questa parte. Una priorità, a livello nazionale e di ateneo, è quella di dare sbocco ai concorsi effettuati, immettendone in ruolo tutti i vincitori. Un’altra priorità nazionale, che unisce gli universitari a tutto il pubblico impiego, è quella di un dignitoso rinnovo contrattuale e una seria compensazione dei sei anni di mancato adeguamento salariale subiti.

Sul piano locale, penso vadano trovate innanzitutto soluzioni efficaci per collegare quel corpo separato e isolato che è, ancora oggi, il Campus della Folcara con il centro della città. Occorre creare condizioni di viabilità sicure e gradevoli per pedoni e veicoli, e potenziare i collegamenti. Anche la comunicazione e la condivisione dei percorsi decisionali, tra le diverse componenti e diramazioni dell’Ateneo vanno ripensate, sviluppate in senso orizzontale, contro le consolidate tendenze ai verticismi. L’università dovrebbe poi tornare ad essere luogo dove i problemi del territorio, dei cittadini, dei lavoratori, degli studenti che lo abitano trovino ascolto, voce, spazio, discussione".

 

Il Dipartimento di Lettere quest'anno è tornato a volare nelle immatricolazioni. Segno che gli studi umanistici hanno ancora un loro valore nonostante i tanti detrattori in materia?

 

"L’ambito  umanistico, e il settore filosofico in particolare, sono stati, negli ultimi anni, a livello nazionale e locale, i più vessati e boicottai. Penso che una delle vie per riqualificarli e rilanciarli sia quella di costruire, nell’ambito della ricerca, forme più avanzate e concrete di lavoro di equipe, di interazione effettiva tra diverse competenze, all’interno dei dipartimenti e degli atenei, e tra questi e altri istituti italiani ed esteri, intorno a temi di rilevanza scientifica, culturale e sociale. Una pratica che, in Italia, l’ambito umanistico recepisce e sviluppa con più lentezza di altri settori.

Il nostro Dipartimento di Lettere e Filosofia sta tentando, nel suo piccolo, di portare avanti, a fronte di obiettive difficoltà e scosse di assestamento, un lavoro di cura dell’offerta didattica, e di costruzione di legami col territorio, che evidentemente inizia a dare i suoi frutti e va ulteriormente incrementato. Personalmente, auspicherei che prima o poi si possa anche tornare ad onorare pienamente il suo nome, ripristinando il corso di laurea in Filosofia".

 

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